Omicidio di Bra, l’esecuzione del giovane Erdi Varaku e le indagini tra droga e contanti
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Redazione Interno
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Il funerale si è tenuto lontano dal Piemonte, in un paese nei pressi di Durazzo, dove mercoledì 26 febbraio la famiglia ha potuto dare l’ultimo saluto a Erdi Varaku. Il nulla osta della procura di Asti, competente per le indagini su questo territorio che si estende nella provincia di Cuneo, ha permesso il rimpatrio della salma del 25enne di origine albanese, ucciso nella notte tra giovedì 19 e venerdì 20 febbraio con un colpo di pistola alla nuca. L’esecuzione, e di questo gli investigatori sembrano ormai certi, è avvenuta in un campo nella zona degli Orti di Bra, non lontano dalla frazione di Pollenzo e dalla storica cascina Pedaggera; un luogo isolato, quello di strada Chivola, privo di sistemi di videosorveglianza attivi e dove le poche fototrappole presenti sugli alberi erano risultate disattivate, un dettaglio, questo, che ha reso il lavoro di chi indaga fin da subito più complesso.
Una trappola nella notte e il ritrovamento all'alba
Fu un automobilista di passaggio, nelle prime ore del mattino, a notare il riverso a terra accanto a una Lancia Y, risultata poi intestata alla sorella del ragazzo. Varaku, che da qualche mese viveva a Cinzano con la compagna, avrebbe raggiunto quel luogo dopo un appuntamento concordato, molto probabilmente con il suo assassino. Gli inquirenti dei carabinieri della compagnia di Bra, supportati dal comando provinciale, lavorano per ricostruire le ultime ore di vita del giovane e per stabilire un dettaglio non secondario: se il killer abbia agito da solo o se qualcuno lo abbia accompagnato, magari restando in auto o nelle vicinanze per coprire la fuga. L’autopsia, eseguita all’ospedale di Verduno, ha chiarito la dinamica del colpo – sparato a distanza ravvicinata – ma non ha sciolto i nodi principali dell’inchiesta, che rimangono avvolti nel massimo riserbo da parte della sostituta procuratrice Sara Paterno, che coordina le indagini.
Gli elementi emersi nell'abitazione e il profilo della vittima
Un passaggio investigativo cruciale, che ha orientato le ipotesi degli inquirenti, è legato a quanto trovato nell’appartamento in cui Varaku risiedeva. Durante le perquisizioni, i carabinieri avrebbero rinvenuto droga e una somma di denaro in contanti, elementi che hanno rafforzato l’ipotesi di un movente legato allo spaccio di stupefacenti. Il giovane, che all’anagrafe risultava incensurato, rientrerebbe in quel profilo spesso utilizzato dalle organizzazioni criminali albanesi operative nel Braidese: quello dei djali, i ragazzi, reclutati proprio per la loro fedina penale pulita e utilizzati per la vendita al dettaglio di cocaina, per poi essere talvolta rimpatriati allo scadere di visti turistici, una dinamica emersa con chiarezza in un’operazione dell’Arma nel 2024.
Il giallo del telefono e le indagini chiuse nel silenzio
Tra gli elementi ancora da chiarire, e che gli investigatori stanno cercando con ogni mezzo, spicca la posizione del telefono cellulare di Erdi Varaku. Il dispositivo, non ancora ritrovato, potrebbe contenere conversazioni, contatti o geolocalizzazioni utili a risalire a chi gli aveva dato quell’appuntamento fatale nella zona degli Orti. Le indagini proseguono dunque in un silenzio investigativo totale, con i carabinieri che setacciano ogni possibile pista senza escludere alcuna ipotesi, sebbene il ritrovamento di denaro e sostanze stupefacenti nell’abitazione del 25enne abbia ormai indirizzato la direzione del fascicolo verso l’ambito dello spaccio e dei regolamenti di conti che troppo spesso lo accompagnano.




