Bra, i tre calciatori accusati di violenza di gruppo e l’attesa della magistratura
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Redazione Interno
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La città, quella stessa che aveva festeggiato il salto in serie C, si ritrova ora a fare i conti con l’eco di una notte di fine maggio. Una studentessa ventenne, torinese, ha raccontato agli inquirenti di essere stata vittima di una violenza di gruppo al termine della festa per la promozione del Bra, e le sue parole – riportate in queste ore da una delle principali testate nazionali – hanno scavato un solco profondo tra l’entusiasmo sportivo e la cronaca giudiziaria. Tre ex giocatori della squadra risultano formalmente accusati, a vario titolo, di violenza sessuale: per uno di loro, a quanto consta, si ipotizza anche il reato di revenge porn. La giovane, che ha avuto il coraggio di rompere un silenzio carico di angoscia, ha dichiaro di essersi finta morta durante l’aggressione. «Avevo le loro mani addosso», ha detto, descrivendo ricordi che nemmeno i farmaci riescono a cancellare.
Il video nella chat “We are champs” e l’omertà dei compagni
L’elemento che ha trasformato un fatto già grave in una vicenda giudiziaria dalle mille implicazioni è però un altro. Nelle prime ore del 31 maggio 2025, mentre la città del Bra stillava ancora birra e cori per la promozione, un video dell’abuso veniva caricato sulla chat WhatsApp intitolata “We are champs”. Secondo quanto emerso dalle indagini – ancora in corso e coperte dal segreto istruttorio – il contenuto mostrava la giovane in stato di incoscienza, mentre i tre calciatori, stando all’accusa, si alternavano nell’abuso. Nessuno, tra le decine di membri del gruppo, ha avviato una critica o un tentativo di interruzione. Nessuno ha avvertito la ragazza o le forze dell’ordine. Anzi, il filmato sarebbe circolato tra messaggi di esultanza, quasi fosse un trofeo parallelo a quello della vittoria sportiva. Questo alone di omertà corale, che gli investigatori stanno ora cercando di ricostruire messaggio per messaggio, rischia di allargare il perimetro delle responsabilità anche al di là dei tre indagati.
La difesa: “Era consenziente, lo proveremo a maggio”
Di fronte a un quadro accusatorio pesante, le strategie difensive si sono già messe in moto. Gli avvocati Gianluca De Bonis e Livia Rossi, che assistono Fausto Perseu – uno dei tre giovani ex calciatori finiti nel mirino della procura – hanno annunciato battaglia. «Proveremo che il nostro cliente è innocente», hanno dichiarato ai cronisti. La tesi, in estrema sintesi argomentativa, è che la ragazza fosse consenziente: i legali sottolineano come la vittima abbia seguito non uno ma due dei calciatori fino a casa, e che dunque – a loro dire – fosse pienamente consapevole di ciò che stava per accadere. «Chiariremo tutto quando i ragazzi verranno sentiti a maggio», aggiungono i difensori. Un rinvio, quello delle audizioni, che trasforma la primavera in un’attesa giudiziaria carica di tensione. Dall’altra parte, l’accusa si prepara a sostenere la tesi opposta: che il consenso non possa esistere quando la persona è incosciente o sotto effetto di alcol, circostanza che la giovane avrebbe descritto nel suo esposto.
L’intervento del presidente Bra: “Servono percorsi educativi”
Mentre la magistratura completa il suo percorso – un’indagine che gli addetti ai lavori definiscono complessa e destinata a protrarsi – il presidente del Bra Calcio è intervenuto sulla vicenda con parole nette. «Servono percorsi educativi», ha dichiarato, rompendo per la prima volta un silenzio che durava da settimane. Nessuna difesa di parte, nessuna sospensione in attesa di giudizio: il dirigente ha scelto di spostare il fuoco su quello che a suo avviso è un vuoto strutturale, ovvero l’assenza di un’educazione al consenso e al rispetto all’interno degli ambienti sportivi giovanili. Un’affermazione che, pur senza entrare nel merito dei singoli indagati, getta un’ombra lunga sul mondo del calcio dilettantistico e professionistico, dove episodi simili – secondo molte inchieste degli ultimi anni – tendono a ripetersi in un cono d’ombra fatto di omertà, cameratismo malinteso e mancanza di strumenti formativi.




