Tre ex calciatori del Bra a processo per violenza sessuale, la procura: “Video in chat come un trofeo”

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La notte che avrebbe dovuto consacrare un’intera cittadina tra i sogni del calcio professionistico si è trasformata, nelle carte del pubblico ministero, nel palcoscenico di una violenza di gruppo che ora finisce dinanzi al giudice. È la sera del 30 maggio dello scorso anno quando, tra i festeggiamenti per la promozione in Serie C della squadra locale, una studentessa universitaria di 20 anni accetta l’invito di un calciatore. Lei, che in quella compagnia aveva conosciuto uno dei protagonisti della festa, finisce nell’appartamento condiviso da alcuni atleti. E lì, secondo l’accusa costruita dalla Procura di Asti, sarebbe stata raggiunta da altri due uomini subendo “plurimi atti sessuali di gruppo”. Un dettaglio, quest’ultimo, che trova riscontro nel capo d’imputazione, dove si fa esplicito riferimento allo stato di “inferiorità fisica e psichica” della ragazza, compromesso dalla giovane età e dal consumo di alcol durante i festeggiamenti.

Sono tre gli ex giocatori del Bra finiti sul banco degli imputati – Fausto Perseu, Alessio Rosa e Christ Jesus Mawete – oggi tutti in forza ad altre società di calcio, un dettaglio che evidenzia la distanza ormai presa dal club piemontese rispetto a quei volti che avevano contribuito a scrivere la pagina storica della promozione. La Procura, dopo la denuncia presentata dalla giovane all’ospedale Sant’Anna di Torino il giorno seguente, ha aperto un fascicolo che descrive una escalation agghiacciante: non solo gli abusi fisici, ma la loro trasformazione in merce di scambio all’interno della squadra. A finire sotto accusa per un’ipotesi di reato aggravata è Alessio Rosa, accusato di revenge porn per aver realizzato video e foto degli atti sessuali – alcuni dei quali ritraggono la ragazza in evidente stato di difficoltà – e averli poi diffusi nella chat di squadra battezzata “We are Champs”.

La linea della difesa e la strategia del rito abbreviato

La risposta degli imputati non si è fatta attendere sul piano procedurale, anche se il silenzio sugli interrogatori formali è durato per tutta la fase delle indagini. I legali Gianluca De Bonis, Alessandro Buccieri e Andrea Rosso hanno depositato la richiesta di rito abbreviato, una scelta che, in caso di condanna, comporterebbe uno sconto di pena ma che, nelle loro intenzioni, mirebbe a dimostrare l' “assoluta mancanza di responsabilità penale” dei loro assistiti. A sorreggere questa strategia ci sarebbe la tesi secondo cui emergerebbero “significative incongruenze” nel racconto della parte offesa, nonostante la giovane abbia confermato la sua versione in sede di incidente probatorio, un passaggio delicato che serve a cristallizzare la prova in vista del giudizio. E proprio in quella occasione, la ragazza ha raccontato di essersi sentita “un trofeo”, un’espressione che riecheggia tragicamente nel nome della chat dove i filmati sono stati condivisi.

L’impatto sulla vittima e l’estraneità formale del club

Le conseguenze di quella notte, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, hanno travolto la vita della studentessa molto oltre l’aggressione fisica. Le indagini hanno accertato che la giovane è stata ricoverata più volte in ospedale a causa di tentativi di suicidio, un dato che ha costretto la ragazza a interrompere per mesi il suo percorso universitario. Attualmente seguita da terapeuti, la giovane ha ripreso a frequentare gli esami, raccontando attraverso il suo avvocato Luca Cavallo di lottare quotidianamente “contro la vergogna” che prova. Dal canto suo, l’associazione calcio Bra ha scelto una linea di prudente distacco, dichiarandosi “estranea alla vicenda” e sottolineando con “assoluto stupore” di aver appreso dei fatti che riguardano la sfera privata di persone che non fanno più parte dell’organico. Una posizione, quella della società, che non ha impedito a squadre come Giulianova e Livorno di ritrovarsi con tesserati coinvolti in un’inchiesta per violenza sessuale.

Le chat come prova e l’incidente probatorio

Il quadro indiziario che il pm Davide Greco ha portato dinanzi al giudice Victoria Dunn si regge in larga parte su elementi digitali. Oltre ai video e alle foto inviati nella chat di squadra, gli inquirenti hanno sequestrato gli smartphone dei tre indagati, estraendo messaggi e conversazioni che descrivono la notte dei fatti con un linguaggio spregiudicato. In un passaggio particolarmente eloquente riportato dagli atti, si sente uno dei ragazzi dire alla vittima: “Spero che tu non vada a dire che ti ho costretta a salire”. Una frase che, nella ricostruzione della Procura, suona come la consapevolezza di un atto di prevaricazione piuttosto che come un approccio consensuale. E mentre il processo con rito abbreviato si avvia verso la sua conclusione – con la prossima udienza fissata per il 28 maggio – le traiettorie dei tre ex calciatori restano segnate da queste ombre, anche se le loro nuove squadre non hanno ancora assunto provvedimenti disciplinari definitivi.

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