Sanchez resiste alla tempesta, tra corruzione e accuse: "Non mi dimetto"

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Pedro Sánchez, presidente del governo spagnolo, si è presentato oggi in Parlamento con un discorso che suonava come un’arringa difensiva, mentre attorno a lui si infittiscono le polemiche legate a indagini per corruzione e accuse di molestie che coinvolgono esponenti del Psoe, il partito socialista al quale appartiene la maggioranza dei ministri del suo esecutivo. "Sono pulito", ha dichiarato, respingendo con fermezza le pressioni delle opposizioni – Popolari e Vox in testa – che chiedono a gran voce le sue dimissioni.

La crisi, che ormai da settimane tiene sotto scacco Madrid, ha raggiunto il suo apice con le dimissioni di un collaboratore del governo, travolto dalle accuse di molestie, e con l’inchiesta che vede indagati dirigenti nominati dallo stesso Sánchez. "Ho sbagliato a fidarmi di alcune persone", ha ammesso il premier, senza però cedere alla richiesta di un passo indietro. Al contrario, ha scelto di lanciare un piano anticorruzione in 15 punti, che prevede pene più severe, maggiori controlli e tutele per le fonti.

"Non getterò la spugna", ha ribadito Sánchez, mentre il consenso del suo governo – già fragile per la natura di coalizione di minoranza – continua a erodersi. Le opposizioni, dal canto loro, non sembrano intenzionate a concedere tregua, trasformando l’aula del Congresso in un campo di battaglia politico. La seduta odierna, definita "bollente" già nelle ore precedenti, ha confermato le attese, con toni accesi e accuse incrociate.

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