Scandali in Spagna, niente dimissioni per Sánchez

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Pedro Sánchez, che da sei anni guida l’esecutivo spagnolo, ha scelto di non cedere alle pressioni delle opposizioni, nonostante lo scandalo di corruzione che ha investito il suo partito, il Psoe, e nonostante le richieste sempre più insistenti di un passo indietro. "Non getterò la spugna", ha dichiarato il premier durante un acceso dibattito al Congresso dei deputati, dove ha presentato un nuovo piano anticorruzione elaborato con l’Ocse. Un tentativo di arginare la crisi politica più grave del suo mandato, che però non sembra aver placato le critiche.

Il caso, ribattezzato dalla stampa iberica "Cerdán" dal nome dell’ex numero tre del partito socialista – braccio destro di Sánchez e ora al centro delle inchieste – ha scosso la già fragile maggioranza di governo. Le opposizioni, dal Partito popolare a Vox, chiedono a gran voce le dimissioni del premier, mentre il consenso del Psoe continua a erodersi. A complicare ulteriormente il quadro, un collaboratore del governo si è dimesso dopo essere stato accusato di molestie sessuali, aggiungendo un nuovo tassello alla serie di scandali che hanno travolto l’esecutivo.

Durante la seduta parlamentare, Sánchez ha difeso la sua linea con tono emotivo, alternando promesse di riforme a dure accuse verso chi, a suo dire, strumentalizzerebbe gli scandali per destabilizzare il governo. Il piano anticorruzione prevede pene più severe, maggiori controlli e tutele per i whistleblower, ma molti osservatori ritengono che sia una mera operazione di facciata. Intanto, la coalizione di minoranza che lo sostiene mostra crepe sempre più evidenti, con gli alleati – tra cui Sumar e i partiti regionali – che chiedono garanzie sulla trasparenza.

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