L'ipocrisia dei vip per il Leoncavallo: solidarietà di manica larga ma nessun impegno concreto
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Redazione Interno
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Mentre il capannone di via San Dionigi, al confine sud di Milano tra Corvetto e Porto di Mare, rimane chiuso da un lucchetto e attende il suo destino, il dibattito sulla possibile nuova sede del Leoncavallo svela una paradossale contraddizione. Numerosi personaggi pubblici, infatti, hanno espresso – spesso a gran voce e attraverso i social network – la loro solidarietà per lo storico centro sociale sgomberato, eppure nessuno di loro ha sinora manifestato pubblicamente l’intenzione di fare un passo concreto per risolvere la questione. Aspettano, in sostanza, che sia il Comune a farsi carico del problema e a individuare una soluzione, demandando ad altri l’onere di tradurre le parole in fatti.
La storia del Leoncavallo, che ha attraversato cinque decenni di controculture milanesi, è indubbiamente un patrimonio collettivo. Autonomo e noglobal, ecosociale e femminista, techno e antiprobizionista, quello spazio è stato tutto questo e molto altro, un crocevia irripetibile di suoni – dall'hip hop al punk, con band del calibro dei Fugazi e dei Public Enemy – e di pensiero. La sua eredità, fatta di dibattiti, assemblee e mutazioni, è talmente radicata da far dire a molti che senza di esso Milano non sarebbe più la stessa. Un sentimento comprensibile, che mescola rabbia, nostalgia e indignazione per la perdita di un pezzo di identità cittadina.
Tuttavia, come spesso accade, gli slanci emotivi – per quanto genuini – non bastano a risolvere questioni pratiche che richiedono ben altro che post sui social network. La fila all’ingresso per il biglietto, il timbro sul polso, le chiacchiere nel grande stanzone dal pessimo impianto acustico: sono questi i ricordi che molti vip evocano con piacere, ma che restano confinati nel regno dei bei ricordi, senza una proiezione concreta verso il futuro. La città, è vero, non può permettersi di perdere uno spazio del genere, ma deve anche saperne raccogliere l’eredità per affrontare i problemi di oggi.




