Estonia sposta la Prima brigata a 50 chilometri dalla Russia, Berlino teme la guerra ombra di Mosca

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   L’Estonia ha avviato lo spostamento permanente della sua principale forza di combattimento verso est, portandola a ridosso del confine con la Federazione Russa. La Prima brigata di fanteria, fino a ora di stanza nella base di Tapa, a circa 130 chilometri dalla linea di demarcazione, viene ridislocata a Jõhvi, capoluogo della contea di Ida-Viru, a poco più di 50 chilometri dal territorio russo. A riferirlo è il Financial Times, che cita funzionari della difesa estone.

Una difesa che parte dal confine

La decisione rientra in quella che Tallinn definisce una strategia di “difesa attiva”, pensata per rispondere a una possibile aggressione russa una volta conclusa la guerra in Ucraina. Il colonnello Tarmo Kundla, comandante della Prima brigata, ha spiegato la logica dell’operazione: «Dobbiamo partire dal confine e vincere fin dalle prime battaglie», ha detto, aggiungendo che le linee difensive vanno costruite oggi, senza contare su manovre di arretramento o sull’idea di attirare il nemico in trappole tattiche.

Nella nuova dislocazione di Jõhvi sono in corso lavori per realizzare le infrastrutture destinate ad accogliere i militari. Il piano non si esaurisce qui: a Narva, città di confine, è in costruzione una base capace di ospitare fino a mille effettivi, di cui duecento in pianta stabile e gli altri ottocento in caso di crisi. Le forze ridislocate dispongono anche di armamenti in grado di colpire in profondità il territorio russo, un elemento che segna un cambio di passo rispetto al passato.

L’allarme del capo del Bnd

Mentre Tallinn rafforza il fianco orientale, da Berlino arriva un monito che non lascia margini di interpretazione. Martin Jaeger, presidente del Bundesnachrichtendienst, i servizi segreti esteri tedeschi, ha dichiarato durante l’audizione pubblica annuale davanti alla Commissione parlamentare di controllo del Bundestag che la Germania «rischia di entrare in un conflitto violento con la Russia». Secondo Jaeger, il confronto con Mosca ha ormai assunto «una dimensione nuova e più pericolosa», e la minaccia di attentati sul suolo tedesco resta «reale e concreta».

Il capo degli 007 tedeschi ha citato il tentato attacco con un drone all’aeroporto di Lipsia come esempio plastico di ciò che definisce una «guerra ombra» condotta dal Cremlino, una guerra non dichiarata che, ha precisato, «non può essere inquadrata nelle tradizionali categorie militari o giuridiche».

Lipsia e la rete dell’ombra

L’episodio di Lipsia risale ai primi di agosto, quando un drone carico di esplosivo fu rinvenuto nei pressi di un aereo cargo ucraino allo scalo di Lipsia/Halle. L’ordigno non esplose per un malfunzionamento del detonatore, ma gli investigatori tedeschi hanno successivamente individuato un terzo drone e materiale esplosivo di grado militare collegati al tentativo di sabotaggio.

Secondo quanto ricostruito da testate tedesche e confermato da fonti di sicurezza, dietro l’operazione vi sarebbero due sospetti con legami con la Russia: un uomo di origine russa con passaporto lettone e un cittadino bielorusso con passaporto russo. Jaeger ha spiegato che il sostegno dell’Ucraina rappresenta «un interesse centrale della Germania» e che sarebbe «un’illusione» pensare che la fine della guerra in Ucraina ponga termine anche allo scontro con Mosca. L’impostazione revisionista russa, ha aggiunto, «va oltre l’Ucraina».

Il quadro politico nei Baltici e a Berlino

Sullo sfondo, la politica dei Paesi coinvolti mostra crepe e controtendenze. In Lettonia, le recenti elezioni parlamentari hanno visto l’affermazione del partito di governo “Lista Unita”, ma il secondo e il terzo posto sono andati a formazioni che chiedono di ridurre o interrompere del tutto gli aiuti militari a Kiev.

Mentre il cancelliere tedesco Friedrich Merz, in una visita a sorpresa a Kiev, ha rivolto a Vladimir Putin un appello diretto a fermare quello che ha definito un «guerra insensata», il capo del BfV, Sinan Selen, ha avvertito che Mosca mira a «garantire che a Berlino e nelle altre capitali europee non vengano prese decisioni contro Mosca», con l’obiettivo complementare di spezzare il sostegno politico europeo all’Ucraina. Jaeger ha però precisato che al momento i servizi non vedono indicazioni di un attacco russo su vasta scala contro il territorio della Nato.

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