Slittano le amministrative, proroga di un anno per sedici comuni
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Redazione Interno
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Una circolare del dipartimento del Viminale ha annunciato che sedici comuni italiani, tra cui Roma, Milano, Napoli, Bologna, Venezia e Torino, dovranno rinnovare i consigli comunali nell'anno successivo a quello di scadenza. Le città e i paesi che sono andati al voto nel 2020 e nel 2021, durante la pandemia, vedranno quindi le elezioni comunali svolgersi nelle primavere del 2026 e del 2027. La proroga di circa otto mesi è stata necessaria per rientrare nella finestra ordinaria stabilita dalla legge 182/1991, che va dal 15 aprile al 15 giugno.
La circolare, firmata dal capo del dipartimento per gli Affari interni e territoriali Claudio Palomba, ha messo in fibrillazione i municipi che vedono scadere il mandato nel settembre 2025, così come le Regioni. Il documento diffuso ieri fa esplicito riferimento al voto comunale, indicando come obbligatoria la finestra elettorale tra il 15 aprile e il 15 giugno 2026. Nei palazzi della politica si sta ragionando sull'eventualità di uniformare la scelta anche per quelle regioni, come il Veneto, i cui consigli vedono scadere il mandato nello stesso periodo autunnale del prossimo anno.
Il Comune di Napoli, ad esempio, vedrà slittare le elezioni alla primavera del 2027, con il sindaco Gaetano Manfredi che resterà in carica per almeno sei mesi in più rispetto ai canonici cinque anni, insieme ai quaranta consiglieri comunali eletti con la tornata elettorale del 2021. La nota del ministero dell'Interno, in risposta alla richiesta di chiarimento di alcuni Comuni, precisa che il mandato quinquennale dei Comuni in questione si esaurisce nel secondo semestre 2026. Pertanto, il rinnovo elettivo di quegli Enti dovrà svolgersi nella finestra temporale ordinaria del 15 aprile - 15 giugno dell'anno successivo al compimento del quinquennio, e quindi nella primavera del 2027.
La decisione di prorogare le elezioni comunali ha suscitato diverse reazioni, soprattutto nei comuni interessati, dove si prevede un periodo di transizione più lungo del previsto.




