Il prezzo dell'oro precipita, azzannato dalla volatilità dopo i record

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La parabola del metallo giallo, che per mesi aveva stupito i mercati scrivendo pagine di rialzi inarrestabili, ha subito una brusca e violenta correzione. Dopo aver toccato vette storiche, spinte da un mix di acquisti delle banche centrali e di tensione geopolitica, l’oro ha invertito rotta perdendo terreno in modo significativo, in una giornata segnata da vendite diffuse che hanno coinvolto, in misura ancora più marcata, anche l’argento. La fase di euforia, alimentata dalla percezione del bene rifugio per antonomasia, si è dunque spenta nel giro di poche sedute, lasciando spazio a un’ondata di profitti che ha spinto le quotazioni verso il basso con una rapidità pari a quella della salita.

Il crollo numerico e il confronto con i massimi

I numeri della discesa, del resto, non lasciano spazio a interpretazioni: il prezzo spot dell’oro, quello per la consegna immediata, ha ceduto oltre il nove per cento, scivolando a poco più di quattromilaquattrocento dollari l’oncia, prima di assestarsi su un calo complessivo di circa il sette per cento. Contrazione più contenuta, ma pur sempre netta, per i futures quotati al Comex, che hanno registrato un meno tre e settantaquattro per cento. A fare da tragico primatista nella caduta è stato però l’argento, il cui valore è precipitato di un deciso dieci per cento, attestandosi attorno ai settantasei dollari per oncia. Un contraccolpo notevole, che arriva a distanza di poche settimane dai massimi storici toccati a gennaio, quando l’incertezza sugli scenari internazionali e le politiche monetarie avevano spinto molti verso l’acquisto del metallo prezioso.

Le possibili cause della brusca inversione

Alle radici di questo improvviso crollo, che ha fatto seguire al boom un autentico tonfo, gli analisti individuano una concatenazione di fattori. Tra questi, assume un peso non indifferente la mossa del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, il quale ha designato Kevin Warsh come nuova guida della Federal Reserve. Questa scelta, interpretata dai mercati come un possibile elemento di cambiamento nella politica monetaria americana, ha agito da detonatore per una presa di benefici su posizioni ormai molto gonfie, innescando una reazione a catena. La nomina, in altre parole, ha fornito il pretesto per una correzione tecnica attesa e violenta, dopo una corsa che molti consideravano eccessivamente rapida e speculativa.

Il contesto di partenza e le prospettive immediate

Il contesto da cui si parte, d’altronde, era quello di un mercato surriscaldato, dove l’accumulo di posizioni rialziste aveva creato un terreno fertile per una brusca liquidazione. Gli acquisti da parte degli istituti centrali di diversi Paesi, uniti a quelli degli investitori privati in cerca di protezione, avevano creato una bolla di domanda che, alla prima avvisaglia di cambiamento nel vento finanziario, si è sgonfiata. Il risultato sono state quelle montagne russe che hanno portato l’oro, dopo aver sfiorato i cinquemilaseicento dollari, a perdere quasi mille dollari in un solo giorno, oscillando poi su livelli più bassi. Una dinamica che conferma la natura ciclica degli investimenti in materie prime, per quanto preziose, e la loro sensibilità alle decisioni che provengono dai palazzi del potere monetario.

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