Boccia-Sangiuliano, chiuse le indagini: l’imprenditrice rischia il processo per stalking e diffamazione

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Maria Rosaria Boccia, imprenditrice e influencer di Pompei, potrebbe finire alla sbarra con l’accusa di stalking, lesioni, interferenze illecite nella vita privata e diffamazione ai danni di Gennaro Sangiuliano, già ministro della Cultura. La procura di Roma ha notificato alla donna l’avviso di conclusione delle indagini preliminari, ultimo passo prima di una probabile richiesta di rinvio a giudizio. Tra i capi d’imputazione, oltre alle presunte molestie, c’è anche quello di aver falsificato il proprio curriculum per ottenere incarichi istituzionali.

La vicenda, esplosa lo scorso autunno, affonda le radici in una relazione extraconiugale tra i due, sfociata – secondo l’accusa – in una serie di pressioni e vessazioni. Boccia avrebbe condizionato l’agenda di Sangiuliano, arrivando a far slittare un viaggio ufficiale in Egitto per imporre una visita a Ercolano. Ma non solo: i pm parlano di 33 episodi di stalking, tra cui umiliazioni pubbliche e private, come l’obbligo imposto all’allora ministro di «defecare con la porta aperta».

Le indagini, avviate dopo la denuncia di Sangiuliano, hanno coinvolto anche il suo capo di gabinetto, Francesco Gilioli, e la moglie Federica Corsini, entrambi parte lesa nel procedimento. Secondo gli inquirenti, Boccia avrebbe interferito con le attività istituzionali del ministro, spingendolo al punto da generare in lui «pensieri suicidi». Le carte dell’inchiesta descrivono una dinamica di controllo ossessivo, con minacce e tentativi di manipolazione che avrebbero condizionato la vita privata e professionale di Sangiuliano.

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