De Roon lascia l’Atalanta e si trasferisce alla Roma: l’addio del capitano e la scelta di Gasperini
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Redazione Sport
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Le scelte personali sono, per definizione, le più difficili da giudicare, perché nascono da motivazioni profonde che non sempre obbediscono a una logica razionale o condivisibile dall'esterno. Basta guardare la breve intervista che Marten de Roon ha rilasciato ieri mattina ai microfoni di Andrea Riscassi della Rai per capire quanto questo momento sia, per lui, doloroso, e probabilmente definirlo «difficile» è persino riduttivo rispetto alla dimensione realistica del dispiacere interiore che un uomo, il quale forse tutto pensava di dover vivere meno che questo, sta attraversando.
L'ufficialità dell'affare è arrivata nella serata di domenica, nel giro di poco più di ventiquattr'ore dalla decisione di andarsene, una scelta che ha lasciato amareggiati i tifosi bergamaschi, i quali lo volevano come leader silenzioso ma sempre presente in campo e nello spogliatoio. Ora quei sostenitori attendono le spiegazioni del diretto interessato, anche se le prime voci raccontano di un malessere legato alla scarsa considerazione del suo ruolo e a una situazione tecnica che, almeno nelle intenzioni del club e dell'allenatore, non gli sarebbe più stata così favorevole come in passato.
Un dito medio e il peso dei social
Non è un filosofo olandese, sebbene venga da Zwijndrecht, a mezz'ora d'auto da Rotterdam, ma Marten de Roon è da sempre un calciatore che non ha mai nascosto il proprio carattere, anche quando questo gli è costato antipatie e giudizi severi. Tifoso del Feyenoord, inviso non poco da queste parti per la sua dichiarata fede sportiva, de Roon è molto avvezzo all'utilizzo dei social, uno strumento che gli ha regalato popolarità ma anche qualche grosso problema di immagine.
Nell'aprile del 2023, a pochi giorni dall'ennesima eliminazione degli olandesi per mano di José Mourinho e dopo il successo dell'Atalanta per 3-1 sui giallorossi, il centrocampista ebbe la bella idea di pubblicare un'immagine che lo ritraeva con un dito medio alzato, un gesto che i tifosi romanisti non hanno mai dimenticato e che ora, a distanza di anni, assume i contorni di una beffa paradossale.
I tempi cambiano, i tifosi pure, e forse anche de Roon si augura che quel gesto possa essere archiviato come un episodio di gioventù, ma resta il fatto che il suo arrivo nella capitale porta con sé un bagaglio di polemiche e ricordi che non saranno facili da smaltire.
La carriera e i numeri di un capitano
L'AS Roma ha comunicato ufficialmente l'acquisto a titolo definitivo del centrocampista olandese, il quale lascia Bergamo dopo aver collezionato 445 partite ufficiali con la squadra nerazzurra, condite da 23 gol che, pur non essendo numeri da bomber, testimoniano la sua costante presenza e il suo contributo alla manovra di Gasperini. Con la nazionale olandese, de Roon vanta 44 presenze complessive e due partecipazioni ai Mondiali, quelli del 2022 e del 2026, un palmarès che gli ha conferito un'autorevolezza internazionale non indifferente.
Indosserà la maglia numero 15, un numero che a Roma non ha una tradizione particolarmente pesante ma che comunque diventa il simbolo di una nuova avventura, dopo aver lasciato la fascia di capitano dell'Atalanta, un ruolo che aveva ricoperto con discrezione e dedizione, guadagnandosi la stima della piazza anche nei momenti più complicati. La società bergamasca, dal canto suo, rilancia già in vista del futuro, consapevole che il centrocampo dovrà essere ricostruito e che le gerarchie interne, con l'addio di un pilastro come de Roon, cambieranno inevitabilmente.
La regia di Gasperini e le dinamiche di spogliatoio
Dietro questa cessione improvvisa, che ha preso tutti in contropiede, c'è ovviamente la mano di Gian Piero Gasperini, l'allenatore che ha costruito il ciclo vincente dell'Atalanta e che ora, con l'addio del suo capitano, manda un segnale chiaro sull'orientamento futuro della squadra.
Le voci che circolano da Bergamo parlano di un progressivo ridimensionamento del ruolo di de Roon, il quale avrebbe accusato un certo mal di pancia per le panchine che si stavano profilando all'orizzonte, e la sua decisione di andare via sarebbe maturata alla luce di una considerazione tecnica non più allineata con le sue ambizioni personali.
La Roma, che nelle ultime stagioni ha vissuto alti e bassi e che cerca una guida esperta per il centrocampo, ha fiutato l'affare e ha chiuso in tempi rapidi, approfittando della volontà del giocatore di cambiare aria e di quella della società orobica di non trattenere a tutti i costi un elemento che, forse, aveva già dato tutto ciò che poteva dare. L'operazione si è conclusa in ventiquattr'ore, un lasso di tempo brevissimo che testimonia come le parti avessero già preparato il terreno nelle settimane precedenti, nonostante le smentite e le rassicurazioni di facciata.
Un addio che spezza una storia lunga anni
Quella tra de Roon e l'Atalanta era una storia lunga e intensa, iniziata molto prima del 2023 e proseguita attraverso vittorie storiche, qualificazioni europee e momenti di grande entusiasmo collettivo, e per questo l'addio assume i contorni di una ferita difficile da rimarginare per i tifosi nerazzurri.
Il centrocampista olandese era diventato il simbolo di una certa continuità, di un progetto che aveva saputo sfidare i pronostici e ritagliarsi uno spazio tra le grandi d'Italia, e la sua cessione alla Roma, per di più, rappresenta un passaggio a una diretta concorrente per i posti alti della classifica. La società, però, non si è fermata a piangere sul latte versato e già sta lavorando sul mercato per reperire un sostituto all'altezza, consapevole che il ciclo non può fermarsi con l'addio di un singolo, per quanto importante e rappresentativo.
Il comunicato ufficiale della Roma è stato asciutto e formale, con il classico benvenuto al nuovo acquisto, ma dietro quelle righe si cela una trama più complessa, fatta di riunioni, trattative serrate e valutazioni tecniche che hanno portato a un epilogo che, fino a pochi giorni fa, sembrava improbabile.
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