Il tram prende fuoco in via Marco Bruto: è il quarto incidente in dieci giorni

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Un principio d’incendio ha interessato nella mattinata di mercoledì 11 marzo un tram della linea 27 a Milano, precisamente in via Marco Bruto, nella zona di Mecenate-Forlanini, e sebbene l’episodio non abbia provocato feriti, la dinamica ha riacceso i riflettori sulla sicurezza di una rete tranviaria che, negli ultimi dieci giorni, sembra non trovare pace. Erano circa le nove quando, secondo le prime ricostruzioni degli investigatori e dei tecnici dell’Azienda trasporti milanesi, un cavo della rete aerea di alimentazione si sarebbe tranciato di netto, precipitando sulla struttura metallica del veicolo e provocando una fessurazione dalla quale, a quel punto, si è sviluppata una fiammata accompagnata da una colonna di fumo nero, immediatamente visibile ai pochi passeggeri presenti a bordo e ai residenti della zona.

La prontezza di riflessi del conducente, che ha provveduto a fermare immediatamente la corsa del mezzo e a far evacuare tutte le persone a bordo prima che la situazione degenerasse, ha evitato conseguenze ben più gravi, ma l’intervento dei vigili del fuoco e della polizia locale si è reso comunque necessario per mettere in sicurezza l’intera area e domare le fiamme che avevano intaccato la calotta superiore del tram, un modello, va detto, che non è tra i più recenti in forza al parco mezzi cittadino. Questo ennesimo guasto, che per la cronaca rappresenta il quarto incidente in appena dieci giorni, non può essere archiviato come una semplice fatalità, soprattutto se si considera il contesto di una rete che si estende per circa centosessanta chilometri e che quotidianamente gestisce diciassette linee per oltre cinquemila corse.

I precedenti in dieci giorni: dal deragliamento di viale Vittorio Veneto ai bulloni sui binari

La sequenza di eventi che ha portato i sindacati a chiedere un confronto urgente con i vertici di Atm ha il suo tragico apice nella mattina del 27 febbraio, quando un tram della linea 9, in viale Vittorio Veneto, deragliò mentre viaggiava a una velocità prossima al limite consentito di cinquanta chilometri orari, andando a schiantarsi violentemente contro un palazzo all’angolo con via Lazzaretto e causando la morte di Ferdinando Favia e Okon Johnson Lucky, due persone rimaste incastrate nel mezzo, oltre a una cinquantina di feriti, alcuni dei quali in condizioni serie. A quella sciagura, che ha scosso profondamente la città e per la quale la magistratura ha aperto un fascicolo per fare piena luce su eventuali responsabilità umane o carenze manutentive, hanno fatto seguito altri due episodi che, per quanto meno gravi, hanno contribuito ad alimentare un clima di preoccupazione tra gli utenti e i lavoratori del settore.

Solo lo scorso 9 marzo, un tram della linea 15 è deragliato al confine con Rozzano, nei pressi del centro commerciale Fiordaliso, a causa di un probabile blocco a una ruota che ha fatto uscire il mezzo dai binari dopo la fermata di via Curiel, senza per fortuna causare vittime. E ancora, due giorni prima, la sera del 7 marzo, un cosiddetto "Jumbo" della linea 12, mentre rientrava vuoto in deposito, è uscito dalle rotaie nelle vicinanze della stazione Centrale, e in quell’occasione gli accertamenti hanno attribuito la causa del deragliamento alla presenza di un bullone trovato abbandonato sui binari, un dettaglio che solleva interrogativi sulla pulizia e la manutenzione del sedime ferroviario.

Il faccia a faccia tra Atm e i sindacati dopo la sequenza di guasti

Proprio per questa ragione, per analizzare una sequenza di incidenti così ravvicinata e statisticamente anomala, nella mattinata di oggi è stato programmato un faccia a faccia tra i rappresentanti dei lavoratori e i dirigenti di Atm, un incontro che si preannuncia teso e nel corso del quale le organizzazioni sindacali porteranno sul tavolo non solo i dati oggettivi relativi agli ultimi avvenimenti, ma anche le istanze di maggiori tutele e controlli che da tempo avanzano. L’ultimo episodio, quello del tram 27 andato a fuoco, presenta peraltro una dinamica peculiare, legata a un cedimento della linea aerea, che nulla ha a che vedere con i deragliamenti ma che comunque indica una possibile fragilità diffusa dell’infrastruttura, sulla quale l’azienda è chiamata a fare chiarezza, anche per rassicurare un’utenza che, comprensibilmente, inizia a mostrare segni di nervosismo ogni volta che sale su un mezzo pubblico.

Le prime ipotesi degli investigatori, va detto, sembrano escludere in via preliminare dolo o atti vandalici nel caso dell’incendio di via Marco Bruto, puntando invece il dito contro l’usura o un improvviso cedimento strutturale del cavo dell’alta tensione, il quale, cadendo sul tram, ha creato un contatto diretto con la carrozzeria, innescando le scintille e il conseguente rogo. Resta ora da capire, attraverso le verifiche tecniche che saranno disposte, se si sia trattato di un caso isolato o se invece non vi siano criticità più generalizzate che richiedano un piano straordinario di revisione e sostituzione dei componenti ammalorati della rete.

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