Argentina-Inghilterra, la semifinale che vale una storia: dalle Falkland alla Mano de Dios
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Redazione Sport
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Mercoledì sera, ad Atlanta, si scriverà un nuovo capitolo di una delle rivalità più longeve e complesse del calcio mondiale. L'Argentina e l'Inghilterra si sfideranno in una semifinale dei Mondiali 2026, un'occasione che va ben oltre la mera posta in palio, ovvero un posto nella finale di domenica. È il primo confronto tra le due nazionali in un mondiale dopo 24 anni, e il peso della storia – fatta di guerre, di gol leggendari e di ferite mai del tutto rimarginate – si farà sentire, inevitabilmente, sul terreno di gioco del Mercedes-Benz Stadium.
La guerra delle Falkland: l'ombra lunga del 1982
Per comprendere la tensione che avvolge questa partita, occorre guardare indietro al 1982, quando la contesa per le Isole Falkland – o Malvinas, come sono chiamate in Argentina – sfociò in un conflitto armato che durò 74 giorni. La guerra, che vide la vittoria della Gran Bretagna, lasciò un segno indelebile nella coscienza collettiva argentina: i caduti, le umiliazioni subite e la rivendicazione della sovranità sull'arcipelago sono ancora oggi ferite aperte, alimentate da un sentimento che unisce il popolo sotto le bandiere della Selección.
In Argentina, il tema delle Malvinas è un «obiettivo permanente e irrinunciabile» sancito persino dalla Costituzione, e il ricordo di quei giorni si mescola inevitabilmente alla passione calcistica. Non sorprende, quindi, che i giocatori argentini, dopo la vittoria ai quarti di finale contro l'Egitto, siano stati ripresi mentre intonavano un coro che faceva esplicito riferimento alla lotta per le isole, un gesto che ha riacceso le polemiche e che le autorità inglesi hanno giudicato con preoccupazione.
Il 'Robo del Siglo' e l'espulsione di Rattin
Ma le radici della rivalità affondano ancora più indietro nel tempo, fino al Mondiale del 1966, disputato in Inghilterra. Fu in quell'occasione che si consumò il cosiddetto 'Robo del Siglo' (il furto del secolo), un episodio che avvelenò per sempre i rapporti tra le due nazionali. Ai quarti di finale, l'arbitro tedesco Rudolf Kreitlein espulse il capitano argentino Antonio Rattín per doppia ammonizione, in un match già di per sé estremamente duro.
Le comunicazioni tra l'arbitro e Rattín, che parlava solo spagnolo, furono difficoltose e la scena, surreale, portò il giocatore a rimanere in campo per minuti prima di comprendere la decisione. All'uscita dal terreno di gioco, Rattín stropicciò la bandierina del calcio d'angolo, che riportava la Union Jack, un gesto che divenne un simbolo della sfida all'impero britannico. L'Inghilterra vinse 1-0 quella partita, e il tecnico di casa, Alf Ramsey, definì gli argentini «animali», un'offesa mai dimenticata.
Con il senno di poi, l'arbitro Ken Aston ebbe l'idea dei cartellini gialli e rossi, proprio per evitare simili incomprensioni in futuro. Rattín, il capitano di quella sfida, è scomparso proprio sabato 11 luglio, alla vigilia di questa nuova sfida, rendendo il suo ricordo ancora più presente.
1986, la Mano de Dios e il gol del secolo
Il capitolo più celebre, e controverso, di questa storia si scrive quattro anni dopo la guerra, nel 1986, a Città del Messico. Argentina e Inghilterra si ritrovano di fronte ai quarti di finale e Diego Armando Maradona è l'artefice di una vendetta che il suo popolo attendeva. In quattro minuti, il 'Pibe de Oro' segna due reti che resteranno per sempre nella storia del calcio. La prima, il celebre 'Mano de Dios', un gol segnato con un pugno che l'arbitro non vide, e che Maradona giustificò poi con l'ironica frase «chi ruba a un ladro ottiene 100 anni di perdono».
La seconda, il 'Gol del Secolo', una cavalcata di 60 metri in cui saltò cinque giocatori inglesi prima di depositare la palla in rete. Per l'Argentina, quella vittoria (2-1) fu molto più di una qualificazione: fu una rivalsa sportiva che riscattava l'onta della guerra e dell'espulsione del '66. Nel corso degli anni, il mito di quella partita è cresciuto a dismisura, alimentato dal coro che ancora oggi risuona negli stadi argentini: «Chi non salta è un inglese».
Da Beckham a Messi: la storia si ripete
La rivalità si è poi alimentata con altri episodi iconici, come l'espulsione di David Beckham a Francia '98 per un fallo di reazione su Diego Simeone, e il rigore dello stesso Beckham che, quattro anni dopo in Giappone e Corea del Sud, regalò all'Inghilterra la vittoria per 1-0 e una piccola rivalsa personale. Ora, le due stelle del presente si preparano a scrivere un nuovo capitolo: Lionel Messi, che non ha mai affrontato l'Inghilterra in carriera, e Harry Kane, leader dei Tre Leoni.
La tensione è palpabile e Atlanta si sta blindando con un imponente dispositivo di sicurezza, con misure eccezionali per gestire quella che è stata classificata come la partita «a maggior rischio» del torneo, consapevoli che l'atmosfera, dentro e fuori dallo stadio, sarà carica di una storia che il calcio ha reso eterna.




