Bruno Barbieri a Verissimo racconta l'incidente in Florida e la riconciliazione con il padre
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Bruno Barbieri è stato ospite di Silvia Toffanin a Verissimo, dove ha ripercorso alcuni dei momenti più dolorosi e decisivi della sua vita. Il giudice di MasterChef Italia, chef con un passato di sette stelle Michelin complessive nei ristoranti in cui ha lavorato, ha parlato dell'incidente stradale avvenuto in Florida nella sera del Super Bowl, dell'infanzia segnata dall'assenza del padre e della scelta di non avere una famiglia propria.
L'incidente in Florida e il trauma toracico
Nel racconto fatto nel salotto di Canale 5, Barbieri ha ricostruito i momenti dello schianto: un'automobile guidata da un ubriaco sarebbe passata con il semaforo rosso, colpendo in pieno la vettura sulla quale viaggiava insieme al suo assistente. «Ho visto la macchina che arrivava a una velocità paurosa, ci ha preso in pieno, la nostra auto si è ribaltata più volte», ha ricordato lo chef. Dopo l'impatto si sono aperti gli airbag e Barbieri ha cercato di uscire dall'abitacolo; il suo assistente aveva perso conoscenza ed è stato lui a portarlo fuori dall'auto prima dell'arrivo dei soccorsi.
«Ho avuto un trauma toracico, è arrivata l'ambulanza, di tutto. La vita è veramente fragile», ha spiegato, aggiungendo di essere stato ricoverato per molti giorni. Il pensiero che lo ha accompagnato dopo essersi reso conto di essere ancora vivo è stato che «siamo veramente appesi a un filo», da cui la considerazione che «è necessario avere un grande rispetto per la vita».
L'infanzia e il rapporto con il padre
Barbieri ha definito la propria infanzia «meravigliosa, ma difficile». Il padre Nello si trasferì in Spagna quando lo chef aveva sette anni, restando lontano dalla famiglia per circa quindici anni. A crescerlo furono la madre e la nonna materna, figura decisiva anche per la nascita della sua passione per la cucina. «Abbiamo avuto momenti in cui non avevamo soldi neanche per il pane», ha raccontato, ricordando che la madre lavorava «tutti i giorni, tutto il giorno». Da quelle difficoltà è nata una maturazione precoce: «Io sono maturato più velocemente».
Il rapporto con il padre, un ingegnere che avrebbe voluto per il figlio un percorso diverso, è rimasto a lungo conflittuale. Barbieri ha ricordato le parole che il genitore gli rivolgeva, «Sei un buono a niente», precisando però che «non era un uomo cattivo, era un uomo duro di altri tempi». La riconciliazione è arrivata tardi: lo chef ha chiamato suo padre «papà» per la prima volta a 55 anni, poco prima della sua morte. «Ci siamo rivisti e detti quello che sarebbe stato l'amore di una vita», ha detto, descrivendo quell'incontro come «una liberazione».
La scelta di non avere figli e la vita sentimentale
Nel corso dell'intervista Barbieri ha affrontato anche il tema della famiglia che non ha costruito. «Ho sempre fatto una vita molto complessa. Per la scelta di vita che ho fatto non avrei mai potuto avere una famiglia», ha affermato, aggiungendo una motivazione più personale: «Crescendo senza un padre non avrei nemmeno voluto una famiglia». Lo chef ha comunque rivendicato l'esistenza di una «famiglia allargata» composta dalle sorelle, dai nipoti e dalle persone che gli sono vicine.
Sulla vita sentimentale si è espresso con ironia: «Ormai ho chiuso bottega», ha scherzato, per poi osservare che «gli amori vanno e vengono, la vita è fatta così». Alla domanda sulla propria felicità ha risposto semplicemente: «Sono felice».
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