Sgombero a Cinecittù, sfrattati gli appartamenti dei latinos

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Redazione Interno Redazione Interno   -   All'alba, il quartiere di Cinecittà si è risvegliato con il rumore metallico dei mezzi blindati e le voci concitate degli agenti, che, in un'operazione di notevole impatto visivo e simbolico, hanno preso posizione in via Eudo Giulioli. L'azione, la cui pianificazione ha richiesto una meticolosa concertazione tra i diversi corpi, è stata avviata poco dopo le sette, seguendo un briefing operativo essenziale tenuto dal dirigente del Commissariato di Romanina, il quale ha coordinato l'intero dispositivo sul campo. Hanno preso parte all'intervento, oltre alla polizia di Stato – che ne ha avuto la regia –, reparti dell'Arma dei Carabinieri, della Guardia di Finanza e della Polizia Locale di Roma Capitale, ai quali si è affiancato, per gli aspetti tecnici e di sicurezza, il personale dei Vigili del Fuoco.

L'operazione interforze e il sequestro degli immobili

L'obiettivo dichiarato del maxi-blitz, che si inserisce in un più ampio contesto di contrasto al fenomeno delle occupazioni abusive nella capitale, consisteva nell'esecuzione di un primo, significativo step di sgombero, mirato a due dei tre edifici che, nella strada, risultavano essere stati interamente occupati. Gli appartamenti, alcuni dei quali versavano in uno stato di degrado avanzato, erano divenuti l'abitazione – seppur illegale – di numerosi nuclei familiari di origine sudamericana, tra i quali si contavano anche minori, i quali hanno assistito allo svolgersi delle procedure. La questura di Roma, che ha diretto le operazioni, ha disposto il sequestro preventivo di otto unità immobiliari su un totale di sedici complessive, un provvedimento che, come spesso accade in simili frangenti, è finalizzato a prevenire il reiterarsi di un'ulteriore occupazione.

Il precedente e il nuovo insediamento

Quello di via Giulioli, per molti degli inquilini abusivi, rappresenta un triste *déjà-vu*, considerato che diversi di loro provenivano da un insediamento analogo, situato a poche centinaia di metri. Soltanto un anno prima, infatti, le stesse forze dell'ordine avevano proceduto allo sgombero dell'ex Hotel Cinecittà, un'operazione di notevole portata che aveva portato allo sfratto di gruppi, definiti dalle cronache "bande di latinos", i quali, una volta lasciata quella struttura, si erano trasferiti negli stabili attuali. Questa continuità territoriale, del resto, evidenzia la natura mobile e persistente del fenomeno, il quale, nonostante gli interventi delle autorità, tende a rigenerarsi in luoghi limitrofi, sfruttando l'ampia disponibilità di edifici dismessi o inutilizzati nell'area.

Le indagini e il quadro giudiziario

L'operazione odierna, che ha portato all'identificazione di trentatré persone, non si configura come un mero atto amministrativo di ripristino della legalità, bensì come l'esito di un'indagine più articolata, coordinata dalla procura di Roma. Gli inquirenti, i quali stanno esaminando le dinamiche organizzative che hanno permesso l'occupazione sistematica degli stabili, stanno cercando di ricostruire le eventuali responsabilità di chi, con modalità ancora da accertare compiutamente, abbia gestito gli ingressi e la vita all'interno di quelle che erano divenute delle vere e proprie roccaforti abusive. Il quadro che ne emerge, pertanto, travalica la semplice questione abitativa per investire profili di ordine penale, sui quali la magistratura sta concentrando la propria attenzione.

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