Omicidio a Milano Certosa, la caccia ai nove latinos e il controllo del territorio
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Redazione Interno
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La notte si è trasformata in una trappola mortale sui binari della stazione Milano Certosa, dove un gruppo composto da almeno nove giovani, tutti di origine sudamericana, ha accerchiato e ucciso Gianluca Ibarra Silvera, un ragazzo di 22 anni nato in Italia da famiglia ecuadoriana.
Secondo le prime ricostruzioni investigative, coordinate dalla Squadra Mobile e dalla Polfer, la vittima si trovava in compagnia del fratello ventenne e di un amico quando è stata avvicinata dal branco; il violento assembramento, durante il quale sarebbero stati utilizzati coltelli e bottiglie rotte, ha provocato una ferita profonda all’arteria femorale del giovane, causando un’emorragia fatale nonostante i tentativi di soccorso.
L’aggressione, avvenuta senza un apparente movente legato a precedenti specifici della vittima (risultata incensurata), ha subito attivato un meccanismo di fuga organizzato: i componenti della gang si sono dileguati subito dopo il colpo letale, e una parte del gruppo sarebbe riuscita a imbarcarsi su un convoglio ferroviario diretto a Treviglio, complicando le operazioni di intercettazione.
L'identificazione dei fuggitivi tra tatuaggi e immagini delle telecamere
Le indagini, attualmente in corso grazie all'analisi meticolosa dei sistemi di videosorveglianza della stazione e delle aree limitrofe, si concentrano sulla fisionomia degli aggressori, i quali avrebbero agito con il volto in parte coperto per evitare un immediato riconoscimento.
Un elemento decisivo, emerso nel corso delle deposizioni, arriva dal padre della vittima: recatosi sul luogo del delitto poco dopo l'accaduto, l’uomo ha dichiarato agli inquirenti di aver riconosciuto visivamente uno dei membri della banda, identificandolo come un "capo" della potente organizzazione criminale MS13 grazie a dei tatuaggi specifici che lo contraddistinguono.
Questo particolare – indicato dal genitore tra le lacrime – ha spostato l’attenzione investigativa sull’ipotesi di una vera e propria guerra per il controllo del territorio, dato che la zona della stazione di Certosa è da tempo ritenuta una roccaforte della microcriminalità organizzata legata alle "pandillas".
Gli investigatori, pur non escludendo la presenza di giovanissimi nel gruppo, stanno vagliando i filmati per confermare se l’aggressione fosse una missione punitiva pianificata, simile a episodi di cronaca registrati in passato nella stessa area, come l’aggressione al capotreno di Villapizzone.
La dinamica dell'agguato e la precedente presenza sul territorio
Secondo il racconto fornito dal fratello della vittima – che è rimasto ferito in modo lieve insieme all’altro amico – l’aggressione non è stata una rissa paritaria, bensì un accerchiamento brutale in cui i nove malviventi hanno sopraffatto le tre vittime inermi. Dopo un iniziale alterco, il 22enne ha tentato una fuga tra i binari, ma è inciampato o è stato spinto a terra, venendo immediatamente circondato e colpito da fendenti che hanno reso vano ogni soccorso.
Gli inquirenti stanno ora cercando di comprendere se il gruppo avesse già preso di mira i ragazzi prima dell’aggressione; il padre della vittima ha dichiarato di aver visto il medesimo gruppo di individui aggirarsi nei pressi della stazione già prima che il figlio arrivasse, fatto che suggerirebbe una presenza costante della gang finalizzata al controllo della piazza di spaccio locale.
L'ipotesi del "controllo del territorio", dunque, resta al momento quella più accreditata, anche se la Procura mantiene un approccio cauto in attesa di riscontri oggettivi forniti dalla scientifica e dalla polizia giudiziaria.
La fuga in treno e le procedure per le rogatorie
Un elemento critico che ha determinato la difficoltà delle battute di caccia è la rapidità dell’allontanamento: approfittando della concitazione e dell’orario notturno, il gruppo si è diviso probabilmente per far perdere le tracce, ma una parte sostanziale della banda è riuscita a salire su un treno con destinazione Treviglio, uscendo così dai confini comunali di Milano. Le autorità stanno ora setacciando le stazioni ferroviarie del nord Italia e coordinando le informazioni con le polizie locali per intercettare i fuggitivi prima che possano organizzarsi per lasciare il paese.
La dottrina della "MS13" – una gang nata a Los Angeles ma con una solida "succursale" nel capoluogo lombardo e a Genova – ha radici profonde anche in Spagna, dove si teme che i latinos possano tentare di riparare. Tuttavia, al momento non risultano attivate richieste di cooperazione internazionale, poiché gli sforzi sono concentrati nel tracciare i movimenti dei sospettati attraverso i biglietti ferroviari e le immagini dei tornelli.
La procura, che ha aperto un fascicolo per omicidio plurimo aggravato, sta valutando gli elementi per richiedere eventuali misure cautelari non appena le identità, coperte dai passamontagna, verranno associate ai profili biometrici o ai tatuaggi visibili nelle riprese.




