Milano, omicidio in stazione Certosa: la gang, i coltelli, la caccia. Erano in 17 contro Luquita: «Identificati dalle telecamere»

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Redazione Interno Redazione Interno   -   In stazione risuona il rumore delle bottiglie trascinate a terra. È la colonna sonora che accompagna l’accerchiamento di Gianluca Ibarra Silvera. E il segnale che anticipa l’assalto, quasi una scena da "I guerrieri della notte" con quello sbattere ritmico del vetro a precedere lo scontro finale tra bande: solo che qui la pandilla, quella dei Latin Kings, è una sola, e la vittima è un ragazzo di 22 anni finito in trappola senza alcuna ragione apparente.

Il branco e la caccia al secondo killer

La Procura di Milano, guidata da Marcello Viola, ha emesso un decreto di fermo per due giovani ritenuti gli esecutori materiali del delitto. Il primo, Jefferson Smit Echevarria Verano, diciannovenne peruviano, è già in carcere e sarà interrogato dalla gip Sara Cipolla. Il secondo, un argentino di vent’anni scarsi, è però irreperibile, probabilmente già fuggito all'estero.

Lo cercano gli investigatori della Squadra mobile, sotto il coordinamento della funzionaria Chiara Nocera e del dirigente Alfonso Iadevaia; le accuse per entrambi sono pesanti: omicidio volontario aggravato dalla premeditazione e dal numero di partecipanti, circostanza che rende il quadro giudiziario estremamente severo.

La dinamica dell'agguato in stazione

Il resto del gruppo, ben diciassette persone in totale secondo la ricostruzione dei pm Elio Ramondini e Bruna Albertini, ha assistito o partecipato all’accerchiamento. Le telecamere della stazione Certosa li hanno ripresi mentre si posizionavano lungo il binario 1, bloccando ogni via di fuga. Era sera, eppure la scena era tutto fuorché confusa: si muovevano in modo unitario e coordinato. Dopo un primo diverbio nel sottopasso (avvenuto attorno alle 21.50), hanno aspettato il ritorno della vittima.

Quando Gianluca, il fratello e un amico sono tornati per prendere il treno, il branco ha attraversato i binari e ha iniziato a intimorirli strisciando le bottiglie a terra. Poi la carica, la sassaiola, e la caduta fatale del ventiduenne. Una volta a terra, indifeso, è stato colpito da una trentina di fendenti, alcuni dei quali inferti dal diciannovenne fermato.

Le indagini e i ruoli nella notte di violenza

Per la cronaca, non si trattava di una lotta tra pari: i testimoni parlano di almeno una decina di ragazzi che hanno infierito sul corpo esanime. Dopo l’omicidio, il corpo è stato trascinato e gettato in una intercapedine stretta e profonda, quasi a voler cancellare ogni traccia dell’accaduto. La svolta investigativa è arrivata grazie alla testimonianza del fratello di Gianluca (nascosto a pochi metri di distanza) e alla geolocalizzazione dei cellulari, che ha inchiodato i sospettati alla scena del crimine.

Jefferson, il fermato, non nascondeva la sua affiliazione: al collo portava un rosario giallo e nero e sui social sfoggiava i simboli della gang. La sua vita era già costellata da precedenti per rapina, lesioni e rissa, un curriculum criminale che trova il suo apice in questo agguato in piena regola.

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