Omicidio a Milano Certosa, la pista dello scambio di persona e i controlli della polizia
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Redazione Interno
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Non era uno di loro, e forse proprio per questo è morto. A distanza di ore dall’aggressione che martedì sera è costata la vita a Gianluca Ibarra Silvera, il 22enne accoltellato tra i binari della stazione Certosa, gli investigatori della Squadra Mobile di Milano si trovano a valutare uno scenario inquietante: che il giovane allestitore di stand, incensurato e senza alcun legame con le gang sudamericane, possa essere stato ucciso per errore.
Il delitto, avvenuto intorno alle 22:30 mentre la vittima si trovava in compagnia del fratello minore e di un amico, sarebbe potuto essere l’epilogo di una faida tra bande rivali che nulla avevano a che fare con la sua vita, una tragica fatalità maturata in pochi secondi sui binari.
Un pomeriggio di tensioni e la furia del branco
Ciò che alimenta questa ipotesi, quella dello scambio di persona appunto, è il racconto di un possibile antecedente avvenuto poche ore prima del fattaccio. Diverse testimonianze, raccolte tra i residenti e i frequentatori della zona, parlano di una lite scoppiata nel pomeriggio tra gruppi di giovani sudamericani proprio nei pressi dello scalo ferroviario.
Il fratello della vittima, sopravvissuto all'orrore, ha riferito agli inquirenti di aver appreso di quello scontro da alcuni clienti di un minimarket: una rissa che potrebbe aver innescato un meccanismo di vendetta trasversale. Quando la famiglia Ibarra Silvera è passata di lì, forse scambiata per la controparte avversaria, il destino era segnato.
Il gruppo, che secondo alcune ricostruzioni poteva contare una quindicina di elementi, avrebbe circondato i giovani urlando in spagnolo e dichiarandosi padroni del territorio, un atteggiamento che richiama le dinamiche tipiche delle cosiddette "bandillas".
Blitz delle forze dell’ordine dopo l’aggressione
All'indomani dell'omicidio, la risposta delle istituzioni si è concretizzata in un'imponente operazione di controllo del territorio. Nella serata di ieri, un servizio straordinario coordinato dal Prefetto Claudio Sgaraglia ha interessato l'area della stazione Certosa e le sue pertinenze, nell’ambito delle attività di prevenzione programmate in sede di Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica. Polizia di Stato e Polfer, supportate da rinforzi del Reparto Prevenzione Crimine Lombardia, hanno setacciato la zona passando al setaccio 276 persone.
Non sono mancati gli sviluppi immediati: otto individui sono stati sottoposti a misure di prevenzione, tre sono stati accompagnati in Questura per l’identificazione, e un soggetto è stato denunciato per evasione. Un vero e proprio blitz, insomma, volto a rassicurare un quartiere che da tempo convive con episodi di spaccio e degrado, e dove la presenza di pattuglie mobili resterà alta anche nei prossimi giorni.
La caccia agli assassini tra i frame delle telecamere
Mentre per le strade si intensificano i controlli, il lavoro più minuzioso si svolge in Questura, dove gli specialisti della sezione Criminalità straniera stanno letteralmente divorando i frame delle telecamere di videosorveglianza. L'obiettivo è duplice: da un lato, identificare il numero esatto degli aggressori – che le testimonianze indicano in una cifra oscillante tra i nove e i venti – e risalire alle loro identità; dall'altro, verificare l'effettiva esistenza di quella famosa rissa pomeridiana che potrebbe rappresentare la chiave di volta del delitto.
Gli inquirenti stanno analizzando a ritroso le immagini della stazione e dei dintorni, nella speranza di trovare un riscontro visivo dello scontro tra bande. Alcuni dei fuggiaschi, infatti, sarebbero saliti su un treno diretto a Treviglio subito dopo l'accoltellamento, un dettaglio che amplia ulteriormente il raggio di ricerca degli investigatori, i quali non trascurano nemmeno l'ipotesi più drammatica: che Gianluca, nato a Milano da genitori ecuadoriani, sia stato semplicemente il bersaglio sbagliato in una guerra che non gli apparteneva.




