Nuove mosse sui fondi per Kiev mentre a Miami si prepara un incontro cruciale

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La partita per il sostegno finanziario all'Ucraina entra in una fase delicata, con la Commissione Europea che insiste nel voler trovare una strada per aggirare gli ostacoli legali e politici. Dopo il netto rifiuto della Banca Centrale Europea, la cui presidente Christine Lagarde ha ribadito l'impossibilità di fare da garante per l'utilizzo degli asset russi congelati, Ursula von der Leyen non demorde e ha presentato due proposte alternative. La prima, che necessita dell'unanimità degli Stati membri, prevede un prestito diretto dell'Unione a Kiev, garantito dal bilancio comunitario.

Il "prestito di riparazione" da 165 miliardi

La seconda opzione, ancor più ambiziosa e definita da alcuni un'ardita alchimia finanziaria, è quella del cosiddetto "prestito di riparazione" da 165 miliardi di euro. Il meccanismo, teoricamente, utilizzerà il valore contante degli asset statali russi che sono stati congelati all'inizio del conflitto come garanzia collaterale per erogare fondi a Kiev. Una proposta che, come riportato dal Financial Times, spingerebbe ai limiti i poteri di emergenza dell'Unione, arrivando a valutare l'uso di fino a 210 miliardi di quei beni. Molti, tuttavia, osservano che l'Europa avrebbe ormai esaurito i margini di manovra legale per intraprendere questa strada, aprendo la porta a sfide giuridiche di difficile soluzione.

Il percorso diplomatico parallelo

Mentre a Bruxelles si discute di cifre e garanzie, un altro canale diplomatico si attiva oltreoceano, in un contesto profondamente mutato dopo le elezioni americane. Oggi a Miami, infatti, sono attesi gli inviati speciali del presidente degli Stati Uniti, Steve Witkoff e Jared Kushner, quest'ultimo genero di Trump, per un colloquio con il negoziatore ucraino Rustem Umerov. L'incontro segue da vicino quello che i due emissari hanno avuto a Mosca con Vladimir Putin, un fatto che il presidente Trump ha definito "molto buono", assicurando che il leader del Cremlino "vuole finire la guerra". Assente, in questa fase, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, la cui esclusione dal tavolo floridiano delinea un percorso negoziale distinto e parallelo.

Due piani su binari diversi

Le due iniziative – quella finanziaria europea e quella diplomatica americana – sembrano procedere su binari differenti, se non divergenti. Da un lato, l'Unione Europea tenta di strutturare un sostegno economico di lungo periodo, sebbene tra incertezze giuridiche e il rischio di creare un pericoloso precedente negli scambi finanziari globali. Dall'altro, l'amministrazione Trump persegue un dialogo diretto con Mosca, coinvolgendo Kiev in una posizione apparentemente più defilata, in quella che molti analisti interpretano come una spinta verso una soluzione negoziata del conflitto. Resta da vedere come e quando questi due piani potranno convergere, o se invece ciascuno seguirà la sua strada, con tutte le conseguenze del caso per il futuro del Paese sotto attacco.

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