Kiev prepara il campo per il negoziato di febbraio
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Redazione Esteri
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In un caffè affollato di Kiev, Oleksiy Kusch, uno degli economisti ucraini più noti e autorevoli, abbassa la voce per spiegare la situazione: «Stanno preparando il campo per il negoziato, e dobbiamo aspettarci un’ulteriore escalation». Lo showdown, secondo Kusch, arriverà tra fine febbraio e marzo, magari a cavallo del 24 febbraio. L’esito, tuttavia, rimane incerto.
Volodymyr Zelenskyy, il carismatico e controverso presidente ucraino, non smette di sorprendere. Questa volta, il suo nome torna alla ribalta per un’offerta che sa di compromesso storico: mettere fine alla “fase calda” della guerra in cambio della membership della NATO per l’Ucraina. Un’idea ambiziosa, o forse disperata, che solleva più domande che certezze. Ma qual è il prezzo reale di questa proposta?
La proposta di Zelenskyy appare tanto audace quanto calcolata. Mentre riesplode la Siria, una duplice morsa stringe i regimi di Kiev e di Teheran. Zelenskyy s’inventa l’ennesima ‘purga’ e lancia, come una personale apertura volta alla fine dei combattimenti, un piano di tregua con la Russia che non è altro che l’ultimo lascito di Henry Kissinger: il progetto di una via per la pace che parta da una tregua che blocchi la situazione com’è, con i territori russofoni recuperati militarmente da Mosca e con l’adesione dell’Ucraina all’UE ed al riparo dell’ombrello della NATO.
L'apertura di Volodymyr Zelenskyy a una prospettiva di “restituzione dei territori occupati per vie diplomatiche” segna una svolta, in quella partita a poker che si sta giocando tra bluff e scommesse dal 6 novembre scorso. L'equazione teorizzata dal presidente ucraino è apparentemente semplice: perdita del controllo dei territori ucraini occupati dalla Russia in cambio dell'ingresso dell'Ucraina nell'UE e nella NATO.




