Tra Kiev e Mosca, il negoziato è un altro modo di fare la guerra
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Redazione Esteri
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Le trattazioni più significative tra Russia e Ucraina sembrano svolgersi «a lato» del tavolo negoziale ufficiale, quello che – almeno formalmente – dovrebbe riunirsi a Istanbul. I due paesi, infatti, non smettono di «dialogare» a distanza, alternando timide aperture a reciproche accuse di boicottaggio, in un braccio di ferro che mira tanto a conquistare il favore dell’opinione pubblica quanto a guadagnare posizioni prima di eventuali accordi.
Mosca, secondo un’analisi dell’Institute for the Study of War (Isw), sta cercando di «offuscare lo stato attuale dei negoziati», con i suoi funzionari impegnati a costruire un quadro in cui sia Kiev a ritardare il processo. Le forze russe, intanto, continuano a premere lungo il fronte, in una strategia che punta a costringere l’Ucraina ad accettare le condizioni di Putin o a esaurire le proprie capacità di resistenza.
Sotto la pressione di Washington, la Russia ha proposto un nuovo incontro a Istanbul per lunedì prossimo, dove presenterà un «memorandum di pace». Zelensky, però, insiste per visionare il documento prima di sedersi al tavolo, mentre Mosca lascia intendere che un eventuale vertice tra Putin, Trump e il presidente ucraino potrà tenersi solo se i colloqui del 2 giugno produrranno risultati concreti.




