Zelensky respinge l'invito di Putin: "Non a Mosca, venga lui a Kiev"

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Volodymyr Zelensky ha respinto, con parole di fuoco, la provocatoria offerta di un incontro a Mosca avanzata da Vladimir Putin. "Lui può venire a Kiev. Io non posso andare a Mosca quando il mio Paese è sotto il fuoco dei razzi, sotto attacco ogni giorno. Non posso andare nella capitale di questo terrorista", ha dichiarato il presidente ucraino, ribadendo una posizione che trasforma la questione del luogo dello stesso incontro in una precondizione negoziale non negoziabile. La replica, secca e carica di simbolismo, arriva dopo mesi in cui era stato lo stesso Zelensky a sollecitare un faccia a faccia, ultimamente anche sotto le pressioni di Donald Trump, il quale ha più volte spinto per un vertice che ponga fine alle ostilità.

Dall’altro lato, l’intelligence ucraina stima che ci siano circa settecentomila militari russi schierati sul proprio territorio, un dato che sottolinea l’entità della minaccia e la sproporzione di forze in campo, la quale rende ogni gesto diplomatico particolarmente complesso. A complicare il quadro interno per Kiev, intanto, si registrano proteste contro la nuova legge sulla coscrizione, la quale inasprisce le pene per i soldati che disobbediscono agli ordini; i dimostranti, radunati per esprimere il loro dissenso, sostengono che “la repressione non è disciplina”, segnalando un malcontento che tocca le fibre più profonde di una nazione in armi.

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