Putin pone quattro condizioni a Zelensky per la tregua, ma Kiev respinge le richieste

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   I colloqui di pace tra Russia e Ucraina, svoltisi venerdì a Istanbul – i primi faccia a faccia dopo oltre tre anni – si sono conclusi senza un accordo per il cessate il fuoco. Fonti ucraine presenti ai negoziati hanno definito "inaccettabili" le condizioni avanzate da Mosca, più rigide rispetto alle precedenti bozze discusse. Tra le richieste russe figurano la neutralità dell’Ucraina, la rinuncia a qualsiasi risarcimento per i danni di guerra e il riconoscimento formale dell’annessione della Crimea e dei territori occupati nel Donbas.

Il Cremlino, attraverso il portavoce Dmitrij Peskov, ha precisato che un eventuale incontro tra Putin e Zelensky potrà avvenire solo se le delegazioni tecniche raggiungeranno intese concrete. Una posizione che, di fatto, rimanda a tempi indefiniti la possibilità di un dialogo diretto tra i due leader, mentre il conflitto entra nel suo 1.172° giorno. Intanto, nella regione di Donetsk, un drone russo ha colpito il centro di Kostyantynivka, confermando la continuità delle operazioni militari nonostante i tentativi diplomatici.

Donald Trump, presidente degli Stati Uniti, ha commentato lo stallo definendo Putin "stanco della guerra" ma allo stesso tempo "non in una posizione vantaggiosa". Pur esprimendo fiducia nella volontà negoziale del leader russo, Trump ha minacciato nuove sanzioni qualora Mosca rifiutasse di concordare una tregua. L’amministrazione americana, del resto, mantiene una linea ambivalente: da un lato spinge per una soluzione politica, dall’altro non esclude un inasprimento delle misure punitive già in vigore.

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