"Tregua solo se Kiev si ritira": le condizioni di Mosca dividono il negoziato

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La guerra in Ucraina, giunta ormai al suo 1.196esimo giorno, ha visto una nuova fase di trattative a Istanbul, dove la delegazione russa ha avanzato richieste che Kiev definisce «inaccettabili». Mosca, per concedere anche un semplice cessate il fuoco, esige il ritiro delle truppe ucraine dalle quattro regioni parzialmente occupate – Donetsk, Luhansk, Kherson e Zaporizhzhia – o, in alternativa, la smobilitazione dell’esercito e la fine degli aiuti militari occidentali. «Il memorandum presentato è peggiore di quello discusso nel 2022», ha commentato lo storico Sergej Radchenko, evidenziando come il Cremlino sembri voler chiudere ogni spazio al compromesso.

Intanto, mentre i colloqui procedono tra tensioni, le operazioni militari non si fermano. Fonti ucraine denunciano che l’esercito russo sta colpendo deliberatamente il Servizio di emergenza statale (Ses), con raid su sei stazioni antincendio nella scorsa settimana e un nuovo attacco questa mattina a Zaporizhzhia, dove 12 soccorritori sono rimasti feriti. «Putin cerca vendetta per le umiliazioni subite dalla flotta del Mar Nero», ha osservato Radchenko, riferendosi alle recenti offensive ucraine che hanno danneggiato navi russe.

Sul fronte diplomatico, il presidente Volodymyr Zelensky ha rilanciato l’appello per sanzioni più dure contro Mosca, mentre Donald Trump, confermando il suo approccio assertivo, ha annunciato l’intenzione di organizzare un vertice a tre. «Abbiamo l’esercito più forte di sempre e siamo pieni di armi», ha dichiarato il presidente americano, senza però precisare se Washington sosterrà ulteriormente Kiev.

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