Le banche frenano in Borsa per la minaccia della tassa sui buyback
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Redazione Economia
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L'ipotesi, avanzata dal ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti, di introdurre un nuovo prelievo sugli istituti di credito – concentrandosi specificamente sui riacquisti di azioni proprie – ha immediatamente spento l'ottimismo che da settimane alimentava il settore bancario in Borsa. Il solo annuncio, peraltro ancora privo di un disegno definito, è bastato a erodere consistentemente i listini: da lunedì 25 a venerdì 29 agosto, l'indice Ftse Mib Banche ha infatti registrato un significativo calo del 4,4%, interrompendo di fatto una prolungata fase positiva.
La misura, che era stata già valutata e poi scartata nel corso dello scorso anno, sembra essere riemersa con l'obiettivo preciso di contribuire a finanziare la prossima manovra economica. Le proiezioni sul possibile gettito, tuttavia, appaiono alquanto variabili e dipendono in larga parte dall'aliquota che verrà eventualmente scelta. Se si optasse per un prelievo del 2% sull'importo lordo dei buyback, come trapelato da alcune indiscrezioni, si parlerebbe di un introito compreso tra i duecento e i trecento milioni di euro. Una cifra che diventerebbe ben più corposa, sfiorando il miliardo, qualora l'aliquota fosse fissata all'8% e applicata a tutte le società quotate con ricavi superiori a quella soglia.
Antonio Misiani, responsabile economico del Partito Democratico, ha bollato l'intera operazione come «pura propaganda», definendola addirittura «una pantomima» e evidenziando le divisioni interne alla maggioranza. «La Lega propone una tassa e Forza Italia si mette di traverso per difendere gli interessi della famiglia Berlusconi», ha dichiarato, pronosticando che, come già accaduto in passato, «la montagna partorirà un topolino».




