Ferrari, le banche frenano sui target price in attesa del verdetto dei conti

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Redazione Economia Redazione Economia   -   L'ottimismo che per anni ha circondato il Titolo Ferrari, spingendolo a livelli da record, scontati da molti come fossero ormai la norma, incontra una fase di prudenza tra gli analisti finanziari, i quali, pur mantenendo in larga parte giudizi positivi, hanno imbracciato le cesoie in vista della pubblicazione dei bilanci. Diverse importanti banche d'affari, nel rielaborare le proprie visioni sul settore automobilistico europeo – un panorama sul quale, nonostante timidi segnali di ripresa, aleggia un persistente scetticismo – hanno rivisto al ribasso i propri obiettivi di prezzo per la casa di Maranello. Operazioni tecniche, queste, che riflettono un'attesa carica di interrogativi per il breve termine, più che un ripensamento sul valore intrinseco del cavallino rampante.

Un quarto trimeste atteso senza scosse

Il primo appuntamento cruciale, considerato dagli esperti il vero "catalyst" per una nuova direzione di marcia del titolo, è fissato per martedì 10 febbraio, data in cui saranno diffusi i risultati del quarto trimestre e dell'intero esercizio 2025. Le previsioni, concordi, non si aspettano un trimestre eclatante, bensì un periodo che rispetterebbe pienamente le indicazioni fornite in precedenza dalla società. Gli analisti segnalano, tuttavia, un inevitabile rallentamento sequenziale, imputabile a una base di confronto particolarmente impegnativa, a un mix di modelli ancora positivo ma meno favorevole rispetto ai trimestri precedenti – complici l'uscita di scena della Daytona e la fase di lancio, ancora iniziale, della F80 – e a un effetto cambio valutario che si preannuncia più sfavorevole.

I nodi che pesano sulle prospettive immediate

A contribuire a questo quadro di transizione, che si riverbera in una sedata performance di Borsa dove il titolo ha mostrato movimenti contenuti, concorrono altri elementi specifici. Si prevede, infatti, un calo annuo delle consegne nell'ultimo trimestre, il che si tradurrà in volumi complessivamente inferiori per l'intero anno 2025. A ciò si aggiungono alcuni "headwind", ovvero venti contrari, legati agli investimenti in ricerca e sviluppo e alle spese commerciali e amministrative. La tempistica relativa al lancio dei nuovi modelli e le dinamiche del cambio, dunque, offuscano in parte le prospettive più immediate, creando una zona d'ombra che gli investitori stanno valutando con cautela.

Le revisioni al ribasso degli istituti finanziari

In questo clima, le revisioni tecniche si sono susseguite. Deutsche Bank e UBS, ad esempio, hanno entrambe limato il proprio target price, la prima portandolo da 460 a 450 euro, pur confermando il giudizio "buy". Una mossa analoga è arrivata da Jefferies, che ha tagliato l'obiettivo a 362 dollari da 401, mantenendo però una raccomandazione di "hold". La motivazione di fondo, espressa con chiarezza dagli esperti, risiede nella convinzione che la concentrazione anticipata di consegne tecnicamente più complesse sia destinata a mantenere la valutazione del titolo sotto pressione, almeno fino alla definizione delle nuove linee guida per l'esercizio 2026. È uno stato di attesa, quello che precede l'annuncio dei conti, che porta il mercato a un momentaneo ridimensionamento delle aspettative, pur nel solido contesto di una società che continua a rappresentare un unicum nel suo settore.

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