Primiero, la montagna che dà e che toglie: dopo Turra, nuovi incidenti scuotono le valli
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Redazione Interno
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Una valanga, nella giornata di sabato, ha strappato alla sua famiglia e alla valle di Primiero Ettore Turra, un uomo descritto dal sindaco Daniele Depaoli come "un ragazzo splendido", profondamente radicato nella sua terra e amante della montagna. Gli amici, in queste ore, ne ricordano la gentilezza e la disponibilità, dipingendo il ritratto di un padre premuroso la cui vita è stata spezzata mentre praticava la passione per l'ambiente alpino. La tragedia, che ha colpito al cuore una valle, si inserisce in una sequenza di eventi simili che stanno segnando l'inizio della stagione, sottolineando, al di là del dolore dei singoli, i rischi intrinseci di una pratica che vive del fascino e dell'imperscrutabilità della natura.
Un altro soccorritore cade mentre presta aiuto
Poche ore dopo l'incidente in Trentino, un'altra slavina ha travolto un gruppo di scialpinisti in Valtellina, dove è morto Sebastiano Erba. Il giovane, padre di due bambine piccole, stava tentando, insieme ad altri, di portare soccorso a due fratelli, Alfio e Igor Muscetti, finiti sotto la neve sul Pizzo Meriggio. La dinamica, ancora da chiarire nei dettagli operativi, rivela un aspetto tragico e ricorrente in simili scenari: chi si muove per aiutare diventa esso stesso vittima, in un crescendo di fatalità che moltiplica il senso di impotenza di fronte alla forza della montagna.
Il soccorso alpino in costante allerta
Le valanghe, in questi giorni, non concedono tregua. Nella mattinata di domenica, l'allarme è suonato in Val Lasties, a Canazei, dove si è staccata una massa nevosa e i soccorsi, immediatamente attivati, hanno dovuto operare con l'ausilio dell'elicottero per la possibile presenza di persone coinvolte. Parallelamente, in Val di Fassa, una slavina ha travolto cinque alpinisti, uno dei quali è rimasto completamente sepolto. L'intervento delle squadre del Soccorso Alpino e Speleologico Trentino è stato tempestivo: lo sciatore più gravemente coinvolto è stato trasportato d'urgenza all'ospedale di Bolzano, mentre gli altri quattro, fortunatamente illesi o con traumi lievi, sono stati accompagnati a valle.
La montagna non perdona
Questi episodi, ravvicinati nel tempo e nello spazio geografico, disegnano un quadro di estrema fragilità. Ogni uscita, anche su percorsi noti e frequentati come il Pizzo Meriggio, può trasformarsi in tragedia, richiamando l'attenzione sulla necessità di una preparazione meticolosa e sul rispetto assoluto per le condizioni ambientali. Le inchieste tecniche, avviate dopo ciascun evento, lavorano per ricostruire le concatenazioni di cause che portano al distacco della neve, mentre il cordoglio per le vite spezzate si mescola alla consapevolezza di un pericolo sempre in agguato, che rende ogni passo in quota una scelta ponderata.




