Inter, la notte di Sucic: un gol da applausi e la Fiorentina si arrende
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Redazione Sport
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La pioggia insistente su San Siro non ha spento, anzi ha in qualche modo amplificato, la scintilla di un talento che finalmente si è manifestato in tutta la sua potenza. Dopo le anticipazioni arrivate dai video dei Balcani e un esordio promettente contro il Torino, Petar Sucic, che pure aveva incontrato non poche difficoltà ad ambientarsi in un reparto di centrocampo così affollato e competitivo, ha scelto la partita con la Fiorentina per regalare all’Inter un momento di pura bellezza. Un’azione, la sua, che ha di fatto spento i tentativi di reazione degli avversari e proiettato la squadra di Cristian Chivu verso una vittoria netta, la cui costruzione, va detto, era iniziata già nel primo tempo nonostante l’equilibrio del risultato. Lì, tra pali e parate, si era intravista la fragilità di una Fiorentina meno solida del consueto, con il portiere De Gea chiamato a interventi di rara difficoltà per mantenere la porta inviolata. La ripresa, tuttavia, ha mostrato un’Inter diversa, capace di alzare il ritmo e di chiudere i conti in maniera spettacolare.
Il capolavoro che scioglie ogni tensione
A sbloccare il risultato è stato un preciso strike da fuori area di Hakan Calhanoglu, il quale, approfittando di uno spazio che la trama della partita cominciava a concedere, ha trovato l’angolino giusto. Ma è stato il gol di Sucic, giunto appena cinque minuti dopo, a trasformare l’atmosfera in qualcosa di elettrico. Un gesto tecnico di rara finezza, che ha lasciato senza parole non solo la difesa avversaria ma l’intero stadio, il quale, dopo un attimo di stupore, ha esploso in un applauso liberatorio. Quella rete, che lo ha reso il decimo marcatore diverso in nove giornate, ha rappresentato il sigillo su una prestazione di carattere, la risposta più eloquente che il croato potesse dare dopo un periodo di assestamento non semplice, durante il quale l’alternarsi di presenze e panchine non aveva certo giovato alla sua continuità.
Chivu e il muro contro il rumore esterno
Sotto una cortina d’acqua, Cristian Chivu ha potuto così festeggiare una reazione che definisce “di maturità e pazienza”, lontana anni luce dalle preoccupazioni che avevano caratterizzato l’inizio del suo cammino sulla panchina nerazzurra. Interpellato specificamente sul cosiddetto “rumore dei nemici”, l’allenatore ha tagliato corto con una dichiarazione di metodo che suona come un manifesto: “Non sto ad ascoltare quello che si dice, è uno spreco di energie”. Una presa di posizione netta, la sua, che delinea un uomo completamente assorbito dal proprio lavoro, concentrato esclusivamente sul cercare, insieme ai suoi giocatori e allo staff, di colmare le lacune del gruppo. Un approccio che, almeno in questa serata, ha dato i suoi frutti più succosi.
Uno spettacolo che si consolida nella ripresa
Il secondo tempo è stato, nel complesso, una dimostrazione di forza e di superiorità tattica. Dopo il momentaneo pareggio dei conti operato dalla doppia marcatura, la partita è entrata in una fase di dominio nerazzurro pressoché incontrastato, culminato nel terzo gol, ancora una volta firmato da Calhanoglu, stavolta su calcio di rigore. La squadra ha mostrato di aver digerito la sconfitta di Napoli, trovando una spinta ritrovata anche dalle incitazioni della Curva Nord, che ha seguito ogni azione con un supporto costante. Il risultato finale, 3-0, fotografa una serata quasi perfetta per l’Inter, la quale, pur tra qualche difficoltà iniziale, ha saputo gestire le proprie energie e sfruttare i momenti decisivi, regalando al pubblico un’espressione di gioco convincente e, in alcuni lampi, persino brillante.




