Moldova, referendum pro-Ue, vittoria risicata tra accuse di frode
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Redazione Esteri
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La Moldova ha recentemente vissuto un momento cruciale della sua storia politica con il referendum sull'ingresso nell'Unione Europea, un evento che ha visto la partecipazione attiva e appassionata di una popolazione divisa. La presidente Maia Sandu, figura centrale di questa tornata elettorale, ha denunciato una massiccia operazione di destabilizzazione orchestrata da Mosca, accusando gli emissari di Vladimir Putin di aver investito circa 100 milioni di euro per inquinare il voto. Nonostante queste accuse, il risultato ha visto una vittoria risicata del "sì", con poco più del 50% dei votanti favorevoli all'adesione all'Ue.
La tensione era palpabile già dalle prime ore di domenica, con Sandu che, arrivata al Digital Center di Chisinau, ha subito lanciato accuse di frode senza precedenti. I risultati iniziali, infatti, raccontavano di una sconfitta rispetto alle previsioni della vigilia, con meno di dieci punti percentuali di distacco dal principale sfidante, Alexandru Stoianoglo, del Partito dei Socialisti. Tuttavia, il referendum ha visto prevalere il "sì", seppur con un margine molto stretto, segno di un paese profondamente diviso.
Il contesto politico moldavo è stato ulteriormente complicato dalle accuse di frode e dalle tensioni internazionali. La vittoria del "sì" è stata interpretata da molti come una sconfitta per la Russia, con l'eurodeputato Siegfried Muresan che ha rivendicato il risultato come un successo per il blocco occidentale. Tuttavia, la realtà sul campo è ben diversa, con un paese spaccato in due e una popolazione che, seppur favorevole all'adesione all'Ue, resta profondamente divisa su molte questioni fondamentali.
In questo scenario, la figura di Maia Sandu emerge come quella di una leader determinata a portare avanti il "sogno europeo" della Moldova, nonostante le difficoltà e le accuse di frode.




