Europa e Russia: il referendum che divide la Moldova

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   A Chișinău, nel quartiere di Buiucani, le strade sono animate da un fervore elettorale che si percepisce nell'aria gelida. Davanti al liceo "Petru Rares", trasformato in seggio elettorale, pochi cittadini si radunano, mentre fotografi e telecamere immortalano ogni momento. Un gruppo di coraggiosi intona slogan a favore della Moldova, cercando di contrastare l'invito dei filorussi a boicottare il referendum.

La presidente uscente, Maia Sandu, europeista convinta, guida la corsa con il 36% dei voti al primo turno delle elezioni presidenziali, mentre il suo principale avversario, Aleksandr Stoianoglo, ex magistrato anticorruzione candidato per i socialisti filorussi, segue con sette punti di distacco. Nonostante ciò, Stoianoglo ha ottenuto un risultato migliore del previsto, alimentando le speranze dei suoi sostenitori.

Parallelamente, il referendum non vincolante sull'inclusione dell'obiettivo dell'adesione all'Unione Europea nella Costituzione nazionale vede in vantaggio il "no" con il 56% dei voti, contro il 44% del "sì", secondo i risultati parziali pubblicati dalla Commissione elettorale. Tuttavia, con oltre il 40% delle schede scrutinate, la tendenza potrebbe ancora invertirsi, soprattutto considerando i voti della capitale, dove i pro-Ue sono più numerosi.

La Moldova si trova così a un bivio geopolitico: scegliere tra Mosca e Bruxelles. La decisione, che si riflette sia nel voto presidenziale sia in quello referendario, potrebbe aprire un nuovo fronte di tensione con la Russia

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