Nuovi incentivi auto 2026, la svolta verso retrofit e colonnine domestiche
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Redazione Economia
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Una filosofia differente, che segna un deciso cambio di passo rispetto alle politiche degli anni trascorsi, caratterizzerà gli incentivi destinati alla mobilità a partire dal 2026. Lo hanno chiarito, nel corso dell’ultimo Tavolo automotive tenutosi al ministero delle Imprese e del Made in Italy, le anticipazioni fornite dal ministro Urso, il quale ha delineato un panorama di interventi pubblici non più focalizzato, come in passato, sull’acquisto di automobili nuove di fabbrica. Le risorse, una parte delle quali sarà comunque accessibile ai cittadini nonostante la maggioranza dei fondi sia riservata alle imprese, verranno invece dirottate verso soluzioni alternative e, soprattutto, verso la valorizzazione del parco circolante già esistente, in un’ottica di transizione che pare voler privilegiare l’adattamento e l’evoluzione della proprietà attuale.
Il cuore della manovra: retrofit, colonnine e mezzi leggeri
Gli assi portanti del nuovo disposto, contenuto in un DPCM di prossima emanazione, ruotano attorno a tre pilastri fondamentali. Il primo, e forse il più significativo, riguarda gli incentivi per la trasformazione dei veicoli a benzina già in possesso degli automobilisti attraverso l’installazione di impianti a GPL o a metano, una pratica nota come retrofit che punta a ridurre le emissioni senza obbligare al cambio dell’auto. Il secondo pilastro consiste in contributi economici per l’acquisto e la posa di colonnine di ricarica elettrica domestiche, le cosiddette wallbox, un sostegno diretto a chi intende dotarsi di un’infrastruttura privata per la mobilità a batteria. Il terzo, infine, interessa una fascia specifica di mezzi, ovvero i veicoli commerciali leggeri e i mezzi della categoria L, con particolare riguardo per quadricicli e microcar elettriche, per le quali si parla di bonus fino a quattromila euro.
Le risorse e gli strumenti complementari
A finanziare questa nuova direzione sarà il Fondo Automotive, il quale disporrà, come è stato precisato, di circa 1,6 miliardi di euro da spendere entro il 2030. Una cifra consistente, che verrà ripartita non soltanto per le misure principali ma anche per strumenti complementari di sostegno. Tra questi ultimi, infatti, trovano spazio anche gli incentivi per il cosiddetto noleggio sociale a lungo termine, una formula di leasing agevolato destinata a particolari categorie di utenti, e ulteriori forme di agevolazione per la diffusione della mobilità elettrica su due e quattro ruote di piccole dimensioni. Si tratta, nel complesso, di un pacchetto che sembra voler aggredire il tema della sostenibilità da più fronti, agendo tanto sull’hardware dei veicoli quanto sulle infrastrutture di ricarica e sulle modalità d’uso.
Uno sguardo al contesto industriale
Il Tavolo, peraltro, non è servito soltanto a svelare i dettagli degli incentivi per i privati, ma è stato anche l’occasione per annunciare, da parte di Stellantis, nuovi importanti piani per i suoi stabilimenti italiani. Un binomio, quello tra sostegno pubblico alla domanda e strategia industriale delle case costruttrici, che resta inscindibile, sebbene le misure in arrivo dimostrino una volontà di non alimentare esclusivamente il mercato del nuovo. La scelta di escludere dal bonus l’acquisto di automobili personali di segmento tradizionale, quindi, non appare casuale e riflette una visione che punta a ottimizzare le risorse esistenti, spingendo gli italiani verso la conversione dei propri mezzi e verso l’elettrificazione dei veicoli commerciali essenziali per le attività professionali, mentre si sviluppano parallelamente le reti di ricarica private.




