Incentivi 2026, il governo punta su colonnine e retrofit ma lascia a secco l'auto nuova

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il tavolo Automotive convocato al ministero delle Imprese e del Made in Italy, presieduto dal ministro Adolfo Urso, ha disegnato le linee guida degli interventi statali per il settore fino al 2030, delineando una strategia che, pur destinando complessivamente 1,6 miliardi di euro, opera una netta distinzione tra i sostegni diretti alla filiera industriale e gli aiuti destinati ai privati. Mentre per le aziende, come evidenziato dai piani annunciati da Stellantis per gli stabilimenti di Cassino e Termoli, sono previsti ingenti investimenti, per i cittadini che auspicavano un rinnovo degli ecobonus all'acquisto di autovetture nuove bisognerà invece attendere. La nuova programmazione del Fondo Automotive, infatti, esclude al momento qualsiasi incentivo diretto per l'acquisto di automobili, segnando una discontinuità evidente con le politiche degli anni passati e concentrando le risorse su altri strumenti di sostegno alla transizione energetica.

Le misure al centro del nuovo piano

Il pacchetto di misure, il cui dettaglio sarà definito da un prossimo decreto del Presidente del Consiglio, si articola su tre assi principali, tutti finalizzati a sostenere una mobilità più sostenibile senza, però, agire direttamente sulla domanda di auto nuove. Un primo capitolo riguarda gli incentivi per l'installazione di wallbox domestiche, le colonnine di ricarica private, per le quali è stato promesso un contributo senza che siano ancora stati resi noti i limiti di reddito o le soglie massime di finanziamento. Parallelamente, il governo intende promuovere la conversione dei veicoli a motore termico verso alimentazioni a minor impatto, come il Gpl, attraverso contributi specifici per le operazioni di retrofit, ovvero la trasformazione tecnica delle vetture già circolanti.

Microcar e quadricicli: il bonus sopravvive

A beneficiare di un sostegno all'acquisto diretto saranno invece soltanto alcune categorie di veicoli leggeri, in un quadro che privilegia chiaramente gli usi urbani e la mobilità individuale. Sono previsti, infatti, incentivi che potranno raggiungere anche i 4.000 euro per l'acquisto di microcar elettriche e di quadricicli a batteria, una misura che sembra voler incoraggiare soluzioni alternative all'auto tradizionale per gli spostamenti in città. A completare il quadro, il governo sta studiando la possibilità di introdurre forme di "leasing sociale", strumenti di finanziamento agevolato pensati per allargare l'accesso a mezzi a basse emissioni a fasce di popolazione con minore capacità di spesa.

Una strategia per la filiera

L'approccio delineato dal ministro Urso, il quale ha parlato della necessità di "cambiamenti radicali", appare dunque voler spostare il baricentro degli aiuti pubblici dalla semplice agevolazione del consumatore finale al rafforzamento strutturale dell'intera catena produttiva. Gli stanziamenti, che coprono un arco temporale pluriennale, saranno in gran parte canalizzati verso le imprese, con l'obiettivo dichiarato di consolidare la competitività della produzione nazionale e di accompagnare la riconversione tecnologica degli impianti. Una scelta che, se da un lato accantona temporaneamente il sostegno alla domanda di auto nuove, dall'altro mira a preparare il terreno per un'offerta italiana di veicoli più moderna e allineata con gli obiettivi di decarbonizzazione.

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