Leonardo Fioravanti vince a El Salvador e scrive la storia del surf italiano

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Non è stata soltanto una vittoria, quella che Leonardo Fioravanti ha conseguito sulle onde del Surf City El Salvador Pro 2026, bensì l’atto finale di un inseguimento lungo un decennio, fatto di cadute, ripartenze e una fiducia incrollabile nella possibilità, per un ragazzo nato a Roma, di arrivare al top in uno sport tradizionalmente dominato dai brasiliani e dagli hawaiani.

Il romano, classe 1997, ha infranto un muro che sembrava invalicabile, diventando il primo italiano in assoluto a trionfare in una tappa del Championship Tour della World Surf League, il massimo circuito mondiale della disciplina. Al termine di una gara combattuta sulle lunghe e veloci pareti destre della spiaggia di Punta Roca, l’azzurro ha lasciato libera un’emozione che ha attraversato lo schermo, trattenendo a stento le lacrime mentre dichiarava ai microfoni ufficiali di non riuscire a crederci, lui che per così tanti anni aveva creduto senza mai mollare.

La finale contro il numero uno e il salto in classifica

L’atto conclusivo della competizione, che rappresentava per Fioravanti la terza finale della carriera nel circuito, lo ha messo di fronte a un avversario tanto temibile quanto stimolante: il brasiliano Italo Ferreira, attuale leader del ranking mondiale e oro olimpico a Tokyo 2020. Ferreira, nonostante gli otto punti di sutura al ginocchio rimediati in un incidente durante un allenamento pochi giorni prima dell’inizio dell’evento, si è presentato in acqua con l’aggressività che lo contraddistingue.

Il confronto, tuttavia, ha preso subito una piega favorevole all’italiano, che ha aperto la batteria con una prima onda giudicata 8.33, alla quale ha fatto seguito un solido 7.00; una combinazione che ha messo pressione al verdeoro, costringendolo a inseguire un punteggio che non è mai arrivato. Con il risultato finale di 15.33 a 10.90, Fioravanti non si è soltanto preso la rivincita su un avversario che in passato lo aveva sempre battuto (tre precedenti su tre per il brasiliano), ma ha anche innescato una scalata improvvisa nella graduatoria generale. Grazie ai 10.000 punti conquistati con questo successo, l’atleta tricolore è balzato al terzo posto nella classifica mondiale, inserendosi di diritto in un ristretto club dominato dai sudamericani e diventando l’unico atleta non brasiliano a occupare una delle prime sei posizioni.

Un percorso di resilienza tra infortuni e delusioni cocenti

Per comprendere appieno la portata di questo traguardo, occorre gettare uno sguardo indietro, al percorso accidentato che ha segnato la carriera del ventottenne, costellato di infortuni seri – come la frattura alla schiena rimediata a Pipeline nel 2015 – e di sconfitte che avrebbero piegato chiunque altro. La spinta decisiva, quella che ha trasformato la determinazione in ossessione positiva, è arrivata soltanto dodici mesi fa, sempre in una finale, quando Fioravanti sfiorò l’impresa sulle pericolose onde delle Hawaii.

“L’ultima finale l’anno scorso mi ha davvero spezzato il cuore”, ha confessato il surfista ai microfoni del CONI, ammettendo che quella delusione, paradossalmente, ha fatto più male alle persone che gli stanno intorno che a lui stesso, perché lui ha scelto di tenere la testa alta e continuare a pensare positivo.

Questa capacità di assorbire i colpi e trasformarli in carburante è ciò che lo ha sostenuto nelle lunghe sessioni di allenamento, nella costruzione di un team affiatato – dove spicca la figura del coach Richard “Dog” Marsh, al suo fianco dall’età di dodici anni – e nella maturazione di un surf più potente e consapevole, capace di reggere la pressione dei momenti che contano.

La giornata perfetta tra quarti di finale e semifinale

Prima di alzare al cielo il trofeo, la strada di Fioravanti attraverso il tabellone del Surf City El Salvador Pro è stata un crescendo di prestazioni di altissimo livello, quasi a voler dimostrare che il trionfo finale non fosse frutto del caso. Già al terzo turno, l’azzurro aveva dovuto vedersela con un altro rappresentante della temuta “tempesta brasiliana”, Samuel Pupo, superandolo con un punteggio di 15.50 a 14.27. Il momento di grazia, tuttavia, è esploso nei quarti di finale contro il francese Marco Mignot: qui Fioravanti ha firmato l’onda più alta dell’intera competizione, un 9.

00 che, unito a un 6.93, gli è valso un parziale complessivo di 15.93, il migliore della sua gara. La semifinale, poi, ha rischiato di trasformarsi in un incubo quando l’amico e rivale giapponese Kanoa Igarashi (compagno di squadra negli anni giovanili) è rientrato prepotentemente in partita; eppure, anche in quel frangente, il romano ha trovato la forza di rispondere presente, piazzando un 8.50 decisivo che lo ha proiettato verso l’atto finale contro Ferreira.

Le onde di El Salvador, che l’atleta ha dichiarato di amare profondamente, hanno insomma fatto da scenario ideale per un’impresa che arricchisce il medagliere sportivo italiano, aggiungendo il nome di Fioravanti accanto a quelli che hanno saputo vincere anche dove nessuno era mai riuscito prima.

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