Assalto paramilitare all'autostrada, il portavalori fatto saltare in aria

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Interno Redazione Interno   -   Una ventina di colpi a raffica, il secco crepitìo delle armi automatiche che ha squarciato il silenzio dell’alba sull’A14, ha annunciato l’inizio di un’operazione che poco ha avuto a che fare con la criminalità comune e molto, invece, con un’azione di guerra. Il commando, agendo con fredda determinazione e una pianificazione meticolosa, non si è limitato a fermare il furgone portavalori ma lo ha deliberatamente fatto esplodere, piazzando l’ordigno sul portellone posteriore sapendo che all’interno dell’abitacolo, descritto poi dai sopravvissuti come una trappola d’acciaio, si trovavano due guardie giurate. Quelle stesse guardie, miracolosamente illese nella carne ma segnate nell’animo, hanno confessato ai primi soccorritori di aver creduto, in quei lunghi attimi di fuoco e metallo contorto, di «aver visto la morte» da vicino.

L'onda d'urto nei vigneti e il terrore delle case

Il boato dell’esplosione, che ha divelto il mezzo blindato riducendolo a un groviglio di lamiere annerite, si è propagato oltre la barriera antirumore, investendo con violenza inaudita le abitazioni che costeggiano il tratto autostradale nei pressi di Ortona. I vetri delle finestre hanno tremato all’improvviso, scossi non dal rombo di un temporale o da un sisma, ma dalla furia umana. Testimoni come Maria Grazia Mazzocca e Dante Primiterra, separati dai filari dei vigneti, hanno raccontato dello spavento improvviso, del fumo che si alzava e dell’incertezza angosciante su ciò che potesse accadere ancora. «Pensavo che crollasse la casa», ha dichiarato uno di loro, catturando con poche parole lo sgomento per un’esplosione la cui natura bellica appariva subito chiara.

Il blitz e la coda di fiamme nel traffico mattutino

L’assalto, definito dalle forze dell’ordine un vero e proprio “blitz militare” per l’impiego di kalashnikov e esplosivi, ha interrotto brutalmente il flusso del traffico mattutino, coinvolgendo nella concitazione della fuga anche altre tre autovetture e un camion, tutti dati alle fiamme probabilmente per creare scompiglio e ritardare l’arrivo delle forze dell’ordine. Il risultato materiale dell’azione è un bottino stimato attorno ai quattrocentomila euro, cifra che conferma la natura ad alto rischio e alto rendimento del piano criminoso. Le operazioni di soccorso e di prima ricostruzione hanno reso necessario chiudere per ore il tratto autostradale tra Ortona e Pescara Sud, dove le pattuglie della Polizia Stradale e il personale autostradale hanno lavorato per ripristinare la viabilità e raccogliere i primi, fondamentali elementi d’indagine.

Le indagini sulla pista dell'esperienza paramilitare

La scena del crimine, con il suo carico di violenza inusitata, pone interrogativi stringenti sulla provenienza e sull’addestramento degli assalitori. L’uso di armi di guerra, la tattica dell’agguato, la decisione di far esplodere il blindato invece di tentare di forzarne le serrature, sono tutti dettagli che delineano un profilo di estrema pericolosità e professionalità. Le indagini, condotte senza esclusione di colpi, si concentrano ora sulla ricostruzione minuziosa della dinamica, sulla provenienza degli esplosivi e sulla possibile pista di gruppi specializzati in questo genere di assalti, i quali sembrano aver mutuato dalle zone di conflitto, più che dalla tradizionale malavita organizzata, metodi e ferocia.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.