Tumori della pelle, l’allarme dei dermatologi: “Proteggersi con i vestiti, non basta la crema”

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo
SALUTE

Redazione Salute Redazione Salute   -   L’estate, quest’anno, sembra essere sbarcata in anticipo sulla Maremma – e, con essa, il rituale, quasi una sfida, delle prime abbronzature lampo – ma è proprio in questi frangenti, quando la pelle è ancora priva di difese, che il rischio di scottature si fa più insidioso.

A lanciare l’allarme, come riportano i sanitari dell’ospedale di Grosseto, non è solo la consueta esortazione a spalmarsi la protezione solare, quanto la necessità di ribaltare l’approccio alla prevenzione: l’abbigliamento tecnico, quello con un elevato fattore di protezione ultravioletto (UPF), rappresenta ormai la barriera più efficace contro l’incremento costante dei casi di melanoma, il tumore della pelle che continua a colpire con preoccupante frequenza anche i giovanissimi. normanno +3

“Paradosso della crema solare”: l’effetto che inganna

La diceria, ancora radicata, che basti un buon filtro per potersi concedere ore di esposizione diretta, viene oggi smentita da numerosi studi internazionali.

Gli specialisti, a cominciare dal primario di Dermatologia di Arezzo Aldo Cuccia – il quale ha ribadito come la prevenzione resti “l’arma vincente” – sottolineano un fenomeno noto come “paradosso della crema solare”.

In pratica, la lozione fornisce un falso senso di sicurezza: chi la utilizza tende a esporsi molto più a lungo, dimenticando che la protezione decade con il sudore o il bagno, oppure viene applicata in dosi insufficienti.

A differenza dei cosmetici, un cappello a tesa larga (almeno sette centimetri) o una camicia in cotone a maniche lunghe – magari di colore scuro, perché il nero e il blu navy assorbono meglio le radiazioni rispetto al bianco – offrono una difesa fisica costante, che non scade né si diluisce nell’acqua. gazzettadelsud +3

Un terzo tumore su tre colpisce la pelle: i numeri allarmanti

Le statistiche, se analizzate a fondo, lasciano poco spazio all’ottimismo.

Secondo le rilevazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, un neoplasma su tre è di natura cutanea, e in Italia la situazione è particolarmente critica: l’incidenza del melanoma è più che raddoppiata negli ultimi vent’anni, passando da circa 6.000 a quasi 15.000 nuovi casi all’anno.

Una crescita che, come spiegano gli esperti della SIDeMaST (Società Italiana di Dermatologia), rende questo tipo di cancro il terzo più frequente nella fascia di popolazione sotto i cinquant’anni.

E se la mortalità è rimasta fortunatamente stabile grazie alle diagnosi precoci, i danni causati dai raggi ultravioletti – che siano del sole o dei lettini abbronzanti – restano la causa scatenante del 90% delle diagnosi. 98zero +3

Strategie e controlli: occhio ai nei “cambiati”

La vigilia della Giornata Europea del Melanoma, fissata per il 24 maggio, rappresenta quindi l’occasione per mettere a fuoco le buone pratiche.

Oltre all’uso di tessuti certificati – che oggi si trovano facilmente anche in modelli casual e non solo nell’abbigliamento sportivo – e all’applicazione di filtri con fattore non inferiore a 50+, gli specialisti raccomandano l’autoesame periodico.

La regola mnemonica ABCDE (Asimmetria, Bordi irregolari, Colore non uniforme, Diametro superiore ai 6 millimetri, Evoluzione nel tempo) è il primo strumento a disposizione per distinguere un neo benigno da una lesione sospetta.

La diagnosi precoce, in questo campo, rimane l’unico vero fattore capace di rendere questi tumori altamente curabili, evitando che una scottatura presa durante l’infanzia – un danno che la pelle “memorizza” per decenni – si trasformi in una patologia aggressiva nell’età adulta. normanno +3

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.