Tragedia nel lago di Como, si tuffa e muore: recuperato il Corpo del giovanissimo
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Redazione Interno
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La giornata di sole, quella che solitamente spinge famiglie e comitive verso le sponde dei laghi lombardi, si è trasformata in un pomeriggio di lutto e incredulità. A Mandello del Lario, davanti alla storica sede della Canottieri Moto Guzzi, il senza vita di un ragazzo – la cui età, secondo le prime informazioni, potrebbe non aver ancora raggiunto la maggiore età – è stato strappato alle acque dopo un tuffo dal quale non è più riemerso. I sommozzatori del Comando dei Vigili del Fuoco di Lecco, supportati dall’elisoccorso decollato da Malpensa, hanno lavorato per ore prima di localizzare il giovane a una decina di metri di profondità, in un tratto che i residenti conoscono bene per le sue insidie, quelle stesse insidie segnalate dai cartelli di divieto.
Una scena già vista, purtroppo, nel tardo pomeriggio di ieri
La dinamica, nella sua tragica essenzialità, si ripete con una frequenza che non smette di far discutere gli addetti ai soccorsi. Il ragazzo – di origini marocchine ma residente a Desio, in Brianza – era sul pontile insieme ad alcuni amici, probabilmente per godersi gli ultimi raggi di sole prima del crepuscolo. Si è gettato in acqua, forse per un tuffo ritenuto spettacolare o forse solo per rinfrescarsi, e poi più nulla. Nessun grido, nessun segnale di difficoltà in superficie; un’inspiegabile assenza che ha subito allarmato il gruppo, il quale ha dato l’allarme. Sul posto, oltre ai vigili del fuoco e all’elisoccorso, è intervenuta la Guardia Costiera del Soccorso Bellanese insieme al personale del 118, ma per il quindicenne non c’era ormai più nulla da fare.
Il sindaco non usa mezzi termini: zona pericolosa con divieti ignorati
Riccardo Fasoli, primo cittadino di Mandello del Lario, ha voluto chiarire un aspetto che spesso tende a scomparire nei primi momenti di commozione. Il tratto di lago antistante la Canottieri, ha spiegato, è da sempre segnalato come pericoloso per la balneazione; vi si affiggono cartelli di divieto che dovrebbero scoraggiare chiunque dall’entrare in acqua. Un avvertimento, quest’ultimo, che evidentemente non è bastato a frenare l’entusiasmo del ragazzo, vittima di un gesto che molti suoi coetanei, va detto senza supponenza, compiono ogni estate senza rendersi conto dei rischi legati a correnti invisibili o a sbalzi termici improvvisi. A rendere ancora più amaro il quadro, l’intervento dei sommozzatori si è protratto a lungo: il giaceva a dieci metri di profondità, una distanza dalla superficie che rende ogni speranza di rianimazione vana dopo quei pochi minuti cruciali.
Un’altra tragedia sfiorata sul Garda, stesso pomeriggio, stesso copione
E non è l’unico episodio a costellare di lutto le acque dei laghi italiani in queste stesse ore. Poco dopo il dramma lariano, una notizia simile è arrivata dal Lago di Garda, dove un altro ragazzo – questa volta di sedici anni – si trovava in compagnia su un pedalò a Desenzano. Anche lui si è tuffato, anche lui non è più tornato a galla. Le condizioni del sedicenne, recuperato in extremis dai soccorsi, sono state definite disperate, a conferma di quanto un tuffo, apparentemente innocuo, possa trasformarsi in una tragedia in pochi secondi. Due adolescenti, due laghi diversi, un unico identico gesto: gettarsi in acqua senza che nessuno possa spiegare cosa sia accaduto laggiù, sul fondo, nel momento in cui l’aria è venuta a mancare.




