Il tentato omicidio al rione Sanità e gli arresti dei due minorenni, tra cui il fratello del killer di Giogiò Cutolo
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Redazione Interno
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L’ombra lunga di un omicidio che ha sconvolto Napoli nell’estate del 2023 si riallunga, questa volta, su un agguato fallito consumato nel cuore del Rione Sanità. A distanza di oltre un anno e mezzo dalla morte del giovane musicista Giovan Battista Cutolo, ucciso il 31 agosto di quell’anno, gli investigatori della squadra Mobile hanno notificato un’ordinanza di custodia cautelare a due minorenni, gravemente indiziati di tentato omicidio. Tra loro, e questo è il dato che riaccende i riflettori su una spirale di violenza giovanile nel centro storico, figura il fratello minore, appena quindicenne, di colui che è stato riconosciuto come l’esecutore materiale dell’omicidio Cutolo.
L’agguato del 18 gennaio in largo Totò
I fatti per cui i due giovanissimi sono finiti in manette risalgono alla notte del 18 gennaio scorso, quando in largo Totò, una delle piazze più iconiche del quartiere Sanità, si è consumata una sparatoria dal sapore regolatorio. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, due ragazzi a bordo di un ciclomotore stavano transitando nell’area quando sono stati raggiunti da una raffica di colpi d’arma da fuoco. Le indagini, condotte con la consueta analisi dei sistemi di videosorveglianza pubblici e privati disseminati nella zona, hanno restituito il quadro di una serata apparentemente tranquilla: le immagini mostrano passanti ignari attraversare le strade poco prima che l’esplosione degli spari rompesse l’atmosfera di un quartiere che, nonostante la sua fama di crocevia turistico e culturale, resta terreno di scontri tra opposte fazioni giovanili.
I due feriti, trasportati d’urgenza in ospedale, hanno riportato lesioni di grave entità. Uno di loro ha subito un pneumotorace con ferita aperta al torace, mentre l’altro è stato ferito al braccio superiore sinistro. Entrambi sono sopravvissuti, e la loro sopravvivenza ha permesso agli investigatori di procedere con un’inchiesta lampo, culminata con l’emissione del provvedimento cautelare da parte dell’autorità giudiziaria minorile.
I provvedimenti e le accuse
L’ordinanza, eseguita dagli agenti della Polizia di Stato nella giornata di sabato 28 febbraio, ha colpito due minorenni: uno è un ragazzo nato nel 2009, l’altro, quello legato al precedente omicidio, è un ragazzo nato nel 2010. Le accuse formalizzate nei loro confronti sono di tentato omicidio, aggravato dall’uso dell’arma, e di detenzione e porto illegale di arma da fuoco in luogo pubblico. Un dettaglio che sottolinea la ferocia dell’episodio è la giovane età dei presunti esecutori: il più piccolo, nel gennaio dell’agguato, non aveva ancora compiuto quindici anni.
L’indagine lampo condotta dalla Mobile ha permesso di ricostruire con precisione la dinamica, incastrando i sospettati attraverso i riscontri video e le testimonianze raccolte sul campo. Nel quartiere, l’eco di quella notte di fuoco si era già sovrapposta alla memoria ancora aperta dell’uccisione di Giogiò Cutolo, avvenuta sempre tra le strade della Sanità. Il legame familiare tra uno degli arrestati e l’autore di quell’omicidio precedente ha finito per creare un cortocircuito investigativo: le due vicende, sebbene formalmente distinte, finiscono per rivelare una continuità operativa di gruppi di giovanissimi armati, pronti a usare la violenza per risolvere controversie apparentemente inspiegabili.
Il quadro investigativo e le implicazioni
Le telecamere hanno giocato un ruolo decisivo. I flussi turistici che caratterizzano il Rione Sanità, con la sua stratificazione storica e la presenza di siti come le Catacombe, hanno imposto negli anni un capillare sistema di sorveglianza che, in questa circostanza, ha trasformato la strada in una trappola per gli aggressori. Le immagini mostrano la sequenza: il transito del motorino, l’attesa degli spari, la fuga. Poco prima, si vedono i residenti e i passanti muoversi con naturalezza, ignari di ciò che stava per accadere. È stato proprio il contrasto tra la normalità delle abitudini notturne del quartiere e la brutalità dell’azione armata a fornire agli inquirenti gli elementi per risalire ai responsabili in tempi brevissimi.
Per il più giovane dei due arrestati, il quindicenne, il provvedimento rappresenta un punto di non ritorno. Già noto alle cronache per il legame di parentela con l’assassino di Giogiò Cutolo, il ragazzo si trova ora a dover rispondere di un’accusa particolarmente pesante: quella di avere impugnato una pistola per tendere un agguato a due coetanei, in una spirale di violenza che sembra non conoscere tregua. L’autorità giudiziaria minorile, nel disporre la custodia cautelare, ha sottolineato la gravità indiziaria e il pericolo di reiterazione, elementi che hanno portato a considerare inadeguate misure alternative al carcere.
Un quartiere sotto pressione
Il Rione Sanità, negli ultimi anni, ha vissuto una trasformazione urbanistica e sociale che ne ha fatto una delle mete più ambite del turismo internazionale, un luogo dove il folklore e l’arte contemporanea convivono con stratificazioni antiche. Eppure, episodi come quello del 18 gennaio riportano alla luce le contraddizioni di un territorio in cui il controllo criminale, spesso esercitato da giovanissimi, resiste nonostante la riqualificazione. La sparatoria in largo Totò non è avvenuta in una periferia isolata, ma in un’area ad alta densità abitativa, a poche decine di metri da esercizi commerciali e ingressi monumentali, segno di una protervia che sembra non temere la visibilità.
La polizia, con l’esecuzione dell’ordinanza, ha inteso dare un segnale forte, dimostrando come la capacità di analisi delle immagini e la rapidità delle indagini possano inceppare il meccanismo di chi ritiene di agire nell’impunità. Resta, sullo sfondo, la consapevolezza che il ricambio generazionale nelle fila della criminalità napoletana passa sempre più spesso attraverso minorenni, utilizzati per la loro minore esposizione al carcere ma pronti a fare uso di armi da fuoco. Il fatto che uno degli arrestati sia fratello di chi è già accusato di un omicidio efferato conferma, agli occhi degli investigatori, l’esistenza di percorsi criminali familiari, in cui la violenza diventa un’eredità tanto tragica quanto difficile da interrompere.




