Il caldo cede il passo a una settimana instabile, ma il primo maggio regge sotto l’alta pressione

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L’assaggio d’estate che ha accompagnato il ponte della Liberazione – con i termometri che hanno toccato punte di 27 gradi un po’ ovunque, complice una solida struttura anticiclonica piantata sul Mediterraneo e sulla Val Padana – sta per essere spazzato via da un fronte di aria più fresca in arrivo dal nord Europa. E sarà proprio l’inizio della nuova settimana a segnare il cedimento di questa bolla di caldo anomalo, sebbene la sua ritirata, stando ai modelli, non avverrà in maniera uniforme né tantomeno definitiva. Dopo giorni di cielo sereno e temperature ben oltre le medie del periodo, un cambiamento significativo è atteso a partire da martedì 28 aprile, quando l'alta pressione, fin lì salda e quasi "tenace" secondo la terminologia dei centri di calcolo, inizierà a mostrare i primi segnali di resa. Le infiltrazioni più fresche, inizialmente, andranno a "rosicchiare" i margini orientali dell'anticiclone, innescando un peggioramento che avrà il suo epicentro nelle regioni settentrionali per poi propagarsi, seppur in maniera più disordinata, verso il centro della Penisola.

Lo scontro tra correnti e l’incertezza dei modelli

Se da un lato l’inizio della settimana manterrà ancora un clima soleggiato e piacevolmente caldo su gran parte del territorio, la situazione è destinata a complicarsi tra martedì e mercoledì a causa del transito di una perturbazione atlantica (etichettata da alcuni bollettini come la numero 4 del mese). Quest’ultima, incontrando l’aria calda preesistente, creerà le condizioni ideali per lo sviluppo di rovesci e temporali, dapprima concentrati sulle aree alpine e prealpine, per poi estendersi verso le pianure del Nord e, a seguire, lambire il versante adriatico del Centro-Sud. Il quadro termico subirà un contraccolpo altrettanto netto: se fino a mercoledì i valori si manterranno superiori alla norma, da giovedì 30 aprile è atteso un deciso calo delle temperature. Questo crollo termico, che nelle regioni settentrionali e lungo l’Adriatico potrebbe raggiungere un’escursione di 8-10 gradi in meno rispetto ai picchi quasi estivi di inizio settimana, riporterà le massime diurne al di sotto dei 20 gradi, regalando un clima decisamente più fresco e consono a un aprile in chiusura.

Un anticiclone strutturato frena il maltempo sul ponte

Nonostante l’arrivo di questa saccatura fredda, c’è un elemento che sta assumendo sempre più rilievo nelle emissioni modellistiche degli ultimi giorni, ed è la resistenza opposta dall’alta pressione. A differenza di un classico “ospite di passaggio”, l’attuale anticiclone si presenta infatti come una struttura robusta, capace di resistere all’urto dell’aria fredda proveniente da nord-est. Le conseguenze di questa tenuta sono rilevanti per le previsioni a breve termine, in particolare per la giornata del primo maggio. Il peggioramento, sebbene in grado di portare frescura e qualche temporale sparso, rischia di essere ridimensionato nella sua intensità e durata, venendo quasi “smussato” dalla pressione che tenderà a richiudersi rapidamente alle spalle del fronte. Questo scenario implica che, al momento, il grosso dell’instabilità dovrebbe concentrarsi nelle giornate di mercoledì 29 e giovedì 30, lasciando spazio a un venerdì 1 maggio sostanzialmente stabile, sebbene all’insegna di temperature in ripresa ma comunque miti.

Il rischio concreto di una primavera “secca” in vista di maggio

Tuttavia, se per chi temeva la pioggia sul ponte festivo la notizia è rassicurante, per chi osserva il bilancio idrico il discorso si fa preoccupante. La persistenza di questa figura anticiclonica, che alcuni centri di calcolo vedono già pronta a rinforzarsi nuovamente durante la prima decade di maggio, inizia a sollevare il fantasma della siccità su alcune aree del Paese. Il caldo anomalo registrato in questi giorni non è solo una percezione, ma il segnale evidente di una "primavera saltata" in cui le piogge organizzate, quelle tipicamente atlantiche, sono state finora un miraggio. Se questo blocco barico dovesse insistere anche a maggio, le precipitazioni, quando presenti, resterebbero irregolari, a macchia di leopardo o confinate ai rilievi, senza portare quel sollievo diffuso ai bacini idrici delle pianure, in particolare della Val Padana, che in questo periodo dell’anno ne avrebbero invece disperato bisogno.

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