Il Cremlino plaude alla nuova strategia Usa di Trump: "Coerente con la visione di Mosca"
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Esteri
-
Il portavoce del Cremlino, Dmitrij Peskov, ha dichiarato che gli aggiustamenti apportati alla Strategia per la Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti sono, nelle sue parole, "in gran parte coerenti con la nostra visione". L’affermazione, ripresa dalle agenzie di stampa russe, arriva in risposta alle modifiche volute dal presidente Donald Trump, il quale, nel documento, ha rimosso l’identificazione della Russia come una "minaccia diretta", concentrando invece una critica severa verso l’Unione Europea e i suoi supposti rischi per l’identità occidentale. Una svolta che, stando alle valutazioni di Mosca, potrebbe aprire a una fase di dialogo più costruttivo, in particolare riguardo alla complessa questione ucraina, anche se i dettagli operativi di tale potenziale collaborazione restano al momento del tutto indefiniti.
Il documento che ridisegna le priorità atlantiche
La nuova strategia, che ha sostituito la precedente amministrazione, delinea infatti un approccio radicalmente diverso alle relazioni transatlantiche. Al suo interno, l'Europa non viene più ritratta come un partner naturale e saldo, bensì come un'entità le cui derive politiche e culturali – sintetizzate nell’espressione "cancellazione della civiltà" – costituirebbero una preoccupazione prioritaria per Washington. Questo riallineamento di percezioni, che apparentemente avvicina le valutazioni statunitensi a quelle da tempo espresse dalla propaganda russa sull'Occidente in declino, fornisce al Cremlino l’occasione per leggere nelle pieghe della politica estera americana un possibile avvicinamento tattico, o quantomeno una convergenza di interessi nel marginalizzare il ruolo dell'Unione Europea nello scacchiere globale.
Una convergenza che nasce da una visione simile del mondo
L’apprezzamento di Mosca non sembra casuale, poiché riflette una più ampia e dichiarata affinità tra la retorica di Trump e quella del presidente russo, entrambi settantenni spesso descritti come allergici al progetto di integrazione europeo e critici verso le istituzioni multilaterali. Una visione, la loro, che propugna una ridefinizione degli equilibri di potere su base strettamente nazionale, mettendo in discussione – se non ignorando apertamente – quelle regole e quei forum internazionali, dalle Nazioni Unite in giù, considerati spesso come vincoli imposti da un ordine globale ormai superato. In questo senso, la mancanza di menzioni dirette e ostili verso la Russia nel documento strategico americano viene interpretata dal Cremlino non come un atto di debolezza, bensì come un riconoscimento implicito di una sfera d’influenza e di un ruolo che Mosca ritiene legittimo.
Le implicazioni sul conflitto in Ucraina
L’aspetto più immediato e concretamente rilevante di questa convergenza verbale riguarda il conflitto in Ucraina. Peskov ha infatti collegato esplicitamente la nuova impostazione americana alla possibilità di un "lavoro costruttivo" per una soluzione. Se da un lato questa dichiarazione può essere letta come un tentativo di sfruttare a proprio vantaggio le divisioni in seno alla NATO, dall’altro segnala come Mosca sia pronta a cogliere ogni spiraglio per trattative che possano riconfigurare gli assetti di sicurezza europei, magari a discapito della sovranità ucraina e bypassando le capitali dell'Unione, le quali si trovano ora nella scomoda posizione di essere contemporaneamente oggetto di critica da Washington e di pressione militare dai confini orientali.




