Manovra, l'assalto degli emendamenti: dalle rotonde alle ostriche, il via libera a fondi e polemiche
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
Definita “una manovra seria” dal ministro dei Rapporti con il Parlamento, la legge di Bilancio si trova ora a dover affrontare una valanga di proposte di modifica, presentate in gran numero dalla stessa maggioranza, le quali minacciano di riscriverne profondamente l’impianto originario. Sebbene il governo abbia sottolineato il carattere unitario dell’operazione, con esponenti di spicco che confermano la coesione del centrodestra, l’attenzione si è rapidamente spostata sulla pletora di emendamenti che rischiano di alterarne la fisionomia, introducendo una serie di provvedimenti eterogenei che spaziano da ambiti infrastrutturali a questioni sociali, senza tralasciare aspetti più insoliti legati al settore agroalimentare.
I fondi specifici e le criticità
Tra le misure che hanno attirato l’attenzione, spicca un fondo, proposto dal senatore Gasparri, destinato alla formazione genitoriale per un uso responsabile delle tecnologie digitali, al quale verrebbero assegnati diciannove milioni di euro per il prossimo triennio. A questo si affiancano una serie di stanziamenti, alcuni dei quali definiti “mance” da osservatori critici, che vanno a beneficio di entità come birrifici e velodromi, oltre a interventi settoriali che coinvolgono la filiera delle carni suine, la produzione di ostriche, il latte e i prodotti biologici. Questa frammentazione di risorse, se da un lato risponde a esigenze specifiche di categorie produttive, dall’altro solleva interrogativi sulla coerenza complessiva di una manovra che ha tra i suoi pilastri dichiarati il sostegno al ceto medio e ai lavoratori, come ribadito da Francesco Filini, il quale ha polemicamente affermato che “la sinistra ha perso il contatto con la realtà se pensa che chi guadagna 2500 euro al mese in Italia sia ricco”.
La questione Iva e il Parlamento in azione
Nonostante l’Iva rappresenti, a tutti gli effetti, la grande incompiuta della riforma fiscale – un’impresa bloccata dagli alti costi e dalle ingenti risorse necessarie per una sua revisione, ostacolo che ha riguardato non solo l’esecutivo attuale ma anche i governi precedenti –, il Parlamento dimostra di non volersi arrendere. Anche attraverso la legge di Bilancio per il 2026, infatti, si rinnova l’assalto all’imposta sul valore aggiunto, segno di una persistente volontà di intervenire su un meccanismo tributario che continua a generare dibattiti e proposte di modifica, sebbene il governo non vi abbia ancora messo mano in modo decisivo.
Il far west degli emendamenti e le polemiche sociali
La discussione parlamentare si è trasformata in un vero e proprio far west di proposte, che toccano i temi più disparati: si va dal cosiddetto “bonus tombe”, che prevederebbe detrazioni per le spese legate ai sepolcri, fino a interventi sul condono edilizio, i quali hanno già generato aspri scontri politici per le loro incongruenze. Tuttavia, solo una minima percentuale dei cinquemilasettecentoquarantadue emendamenti presentati arriverà al voto in commissione Bilancio, un setaccio necessario per evitare un’ulteriore frammentazione del testo. Intanto, infuria la bufera su una proposta che impone di comunicare con largo anticipo l’adesione agli scioperi nel settore dei trasporti, una misura contro la quale i sindacati si sono schierati con fermezza, chiedendone il ritiro immediato e accendendo un nuovo fronte di conflitto sociale.




