Supermercati chiusi la domenica, una proposta che divide la grande distribuzione

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Oltre quindici anni di aperture ininterrotte potrebbero conoscere una battuta d'arresto, mentre il settore della grande distribuzione si interroga su come ridurre i costi operativi in un contesto economico complesso. La proposta, avanzata da Ancc-Coop attraverso il suo presidente Ernesto Dalle Rive, mira a istituire una chiusura domenicale generalizzata, limitando l'apertura dei supermercati a sei giorni settimanali. Questa riflessione, che vorrebbe essere condivisa con l'intero sistema distributivo, nasce dalla constatazione di un anno difficile, il 2025, caratterizzato da un calo nei volumi di vendita e da margini commerciali sempre più compressi. L'idea, dunque, non è dettata da mere considerazioni di carattere tradizionale, bensì da una necessità strutturale di ricalibrare i modelli di business, puntando forse su altre fonti di ricavo come l'area dei servizi, in un mercato dove la semplice espansione degli orari non sembra più garantire profitti.

La reazione contrastante della filiera

L'ipotesi di Coop, però, non ha trovato un consenso unanime, venendo immediatamente contrastata da una parte significativa della grande distribuzione organizzata. Quest'ultima giudica la chiusura domenicale una misura potenzialmente pericolosa, in grado di deprimere ulteriormente i consumi in una fase economica già considerata fragile. Le obiezioni, che sono state sollevate senza indugio, sottolineano i rischi per le imprese e per l'occupazione, temendo che una riduzione dell'offerta si traduca in una contrazione della domanda e, di conseguenza, in un minore fatturato per l'intera filiera. Una posizione, quella dei competitor, che appare diametralmente opposta e che lascia intravedere una profonda spaccatura strategica nel mondo della distribuzione alimentare, divisa tra la necessità di razionalizzare i costi e la paura di perdere fette di mercato.

Il quadro normativo e le abitudini dei consumatori

Parallelamente al dibattito interno al settore, il tema delle chiusure festive è stato riacceso anche a livello parlamentare. Una proposta di legge, infatti, mira a imporre la chiusura obbligatoria dei supermercati in sei ricorrenze nazionali: Natale, Santo Stefano, Capodanno, Pasqua, Primo Maggio e Ferragosto. Sebbene alcune associazioni di categoria abbiano espresso critiche, Coop e parti del mondo sindacale si sono dette favorevoli a questa regolamentazione. A sostegno di una minore apertura domenicale, vengono citati i dati sui comportamenti d'acquisto, i quali rivelano come solo una minoranza dei clienti scelga il giorno festivo per fare la spesa. Il sabato, scelto dal 33% delle persone, rimane il giorno preferito, seguito dal venerdì con il 18%; la domenica, invece, attira appena il 10% dei consumatori, che per lo più rientrano in fasce d'età specifiche come quella tra i 25 e i 54 anni.

Produttività e qualità del servizio al centro

Per il presidente di Ancc-Coop, Ernesto Dalle Rive, la questione va ben oltre il semplice orario di apertura, toccando nodi cruciali come la produttività, il costo del lavoro e, non ultima, la qualità del servizio offerto. L'ipotesi di una chiusura concordata rappresenterebbe, in questa prospettiva, un modo per bilanciare le esigenze di efficienza con quelle dei dipendenti, garantendo tempi di riposo che potrebbero riflettersi positivamente sull'operatività durante la settimana. Si tratta di un tentativo di trovare un punto di caduta condiviso, come lo ha definito Dalle Rive, che superi la logica del tutto aperto e sempre aperto, ormai considerata non più sostenibile sotto il profilo economico. Una riflessione che, seppur nata in seno a un singolo gruppo, chiama in causa l'intero sistema, costretto a ripensarsi in un panorama mutato.

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