Mondiali 2026, il giorno del Brasile di Ancelotti e il sorpasso economico della Fifa sulle Olimpiadi
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Redazione Sport
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La terza giornata della rassegna iridata nordamericana, ospitata dagli Stati Uniti, dal Messico e dal Canada, si prepara a regalare il primo vero banco di prova per alcune delle nazionali più attese. Se il girone di esordio ha già offerto i primi verdetti parziali, è nella notte italiana tra sabato 13 e domenica 14 giugno che si concentra l’attenzione maggiore, con il debutto del Brasile di Carlo Ancelotti.
La Seleção, che scende in campo al MetLife Stadium di East Rutherford contro il Marocco (calcio d’inizio alla mezzanotte), rappresenta non solo la favorita del gruppo C – completato da Scozia e Haiti – ma anche il principale indicatore dello strapotere economico che questo sport esercita a livello planetario. Perché se è vero che il calcio riesce a mobilitare l’umore di miliardi di persone, è altrettanto vero che i numeri raccontati dalla Fifa in questi giorni hanno definitivamente ridisegnato le gerarchie dell’intrattenimento globale, lasciandosi alle spalle persino i Giochi Olimpici.
L’esordio di New York tra stelle verdeoro e ambizioni africane
La sfida che attende Ancelotti, al suo primo vero esame da commissario tecnico in una competizione ufficiale di tale portata, non sarà affatto una formalità. Il Marocco, che ormai da un paio di cicli mondiali ha smesso di fare la parte della comparsa per trasformarsi in una delle realtà più organizzate del panorama internazionale, rappresenta l’avversario ideale per testare la solidità di un Brasile che punta al sesto titolo.
Secondo le ultime indiscrezioni, il tecnico italiano dovrebbe affidarsi al collaudato 4-3-3: tra i pali ci sarà Alisson, con Danilo, Marquinhos, Gabriel Magalhaes e Alex Sandro a comporre la linea difensiva. A centrocampo, la fisicità di Casemiro affiancherà la qualità di Bruno Guimaraes e Paquetá, mentre il tridente offensivo – composto da Vinicius Jr., Raphinha e una delle punte centrali a disposizione – avrà il compito di scardinare la solida retroguardia guidata da Bounou e Hakimi.
Dall’altra parte, coach Ouhabi schiererà il suo undici con il chiaro obiettivo di non subire il fascino della maglia avversaria, cercando di sfruttare le ripartenze di Brahim Diaz e Ounahi per creare i primi grattacapi alla difesa verdeoro.
Il palinsesto del sabato: dalla Svizzera a Haiti, passando per l’economia del pallone
Prima del grande evento di mezzanotte, il palinsesto del 13 giugno proporrà un altro match di grande interesse nel gruppo B. Alle 21 italiane, la Svizzera affronterà il Qatar al Bay Area di San Francisco: per gli elvetici, reduci da un cammino di qualificazione perfetto (imbattuti con 14 punti e appena due reti subite), l’occasione è quella di prendersi subito la vetta del girone dopo il pareggio tra Canada e Bosnia.
La nazionale di Murat Yakin, che potrà contare sulla solidità di Akanji e sulla regia di Xhaka, si troverà di fronte un Qatar desideroso di riscattare la delusione dell’edizione casalinga del 2022; Julen Lopetegui, tecnico dei marziani, cercherà di fare affidamento sulla velocità di Afif e Edmilson per sorprendere la difesa a quattro schierata dal professore mostly primarily primarily. Nella notte fonda, precisamente alle 3 del mattino del 14 giugno, chiuderà il programma della prima giornata del gruppo C l’incontro tra Haiti e Scozia a Boston.
Per gli scozzesi, un piccolo rischio legato alle condizioni di salute di un centrocampista di spicco come McTominay (improvvisamente fermato da un mal di stomaco) potrebbe condizionare le scelte di formazione. Parallelamente a questi avvenimenti sportivi, l’analisi economica diffusa dalla stampa specializzata rivela un dato strutturale ormai ineludibile: nel quadriennio che culmina con questi Mondiali, la Fifa ha accumulato ricavi per 14 miliardi di dollari.
Una cifra che, raddoppiando di fatto i 7,6 miliardi del Cio (Comitato Olimpico Internazionale) registrati nel ciclo 2021-2024, sancisce il definitivo sorpasso del calcio nell’industria dell’entertainment globale.
La gestione diretta del business e il montepremi record
Questa voragine economica, che vede i Mondiali 2026 generare entrate più del doppio rispetto agli ultimi Giochi Olimpici, è il risultato di una strategia precisa voluta dalla Fifa. L’organizzazione, pur ribadendo formalmente la sua natura no-profit, ha accentrato a sé la gestione diretta di tutte le voci di ricavo – dai diritti televisivi all’hospitality di alta fascia – abbandonando progressivamente i modelli di delega esterna adottati in passato.
La decisione di allargare il torneo a 48 nazionali, se da un lato ha sollevato qualche perplessità sul piano dell’equilibrio tecnico, dall’altro ha gonfiato a dismisura i bilanci grazie a un numero maggiore di partite e di mercati coinvolti.
Un’enorme fetta di questi introiti, pari a oltre 12 miliardi di dollari secondo le previsioni della federazione internazionale, verrà promessa come reinvestimento nello sviluppo del movimento globale, ma la cifra che più fa discutere è il montepremi riservato alle partecipanti: già portato a 871 milioni di dollari (circa 751 milioni di euro), una somma che raddoppia quanto distribuito in Qatar nel 2022 e che garantisce a ogni federazione un assegno base di 12,5 milioni di dollari, indipendentemente dai risultati ottenuti.
E mentre i riflettori dello stadio di New York si accendono sul tocco di classe di Vinicius Jr. o sulla strategia di Ancelotti, l’industria del pallone dimostra di avere ormai un peso specifico capace di condizionare non solo il morale delle masse, ma l’intero mercato globale del tempo libero.




