Apple affida a Google il futuro di Siri, scatenando le polemiche di Musk
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Redazione Scienza e Tecnologia
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La Silicon Valley ha appena assistito a uno dei più significativi accordi strategici degli ultimi anni. Apple e Google, storicamente rivali in numerosi campi, hanno infatti ufficializzato una collaborazione pluriennale che vedrà i modelli di intelligenza artificiale Gemini di Mountain View integrati nell'ecosistema della Mela morsicata. Lo scopo dichiarato, come emerso dalle comunicazioni ufficiali, è quello di potenziare radicalmente le capacità di Siri e, più in generale, di Apple Intelligence, colmando un ritardo nello sviluppo di modelli proprietari che ha causato non pochi scompigli interni all'azienda di Cupertino, i quali si sono tradotti anche in avvicendamenti ai vertici del progetto e persino in una causa legale per pubblicità ingannevole.
Per Apple, l'accordo rappresenta una soluzione immediata a un problema tecnologico che rischiava di farla scivolare irrimediabilmente indietro nella corsa all'IA. Rinunciando, almeno per ora, a sviluppare un modello proprio dalle prestazioni competitive, la società ha scelto di appoggiarsi alla solida infrastruttura di Google, la quale, a sua volta, ottiene un vantaggio di portata storica. Portare Gemini su centinaia di milioni di dispositivi iPhone, infatti, non solo consolida la posizione di Alphabet come leader indiscusso del settore, ma garantisce una penetrazione di mercato senza precedenti, trasformando di fatto il suo modello nel cervello artificiale di riferimento per una fetta enorme di utenti globali. Sul piano finanziario, l'annuncio è stato accolto con favore dagli investitori, che hanno premiato con rialzi i titoli di entrambe le società.
Una partnership di tale entità, come era prevedibile, non poteva passare inosservata né limitare le sue ripercussioni al solo ambito tecnico. La voce più dirompente, in controtendenza rispetto all'ottimismo dei mercati, è stata quella di Elon Musk. Il fondatore di Tesla e SpaceX ha attaccato frontalmente l'accordo attraverso la sua piattaforma X, lanciando un durissimo j'accuse contro quella che ha definito, senza usare giri di parole, "una irragionevole concentrazione di potere". Secondo il magnate, quindi, Apple avrebbe consegnato a Google un'influenza eccessiva sul futuro dell'intelligenza artificiale consumer, creando un duopolio informativo potenzialmente pericoloso. Una critica che tocca nervi scoperti nel dibattito sulla regolamentazione dei colossi tech e sulla sovranità dei dati.




