Zelensky a Londra tra solidarietà europea e l'incognita della strada per la pace
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Redazione Esteri
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Il percorso diplomatico di Volodymyr Zelensky, mentre il conflitto entra nel suo millletrecentottantaquattresimo giorno, si conferma impervio e costellato di appoggi formali ma anche di nodi politici ed economici che restano irrisolti. La tappa londinese, che ha visto il presidente ucraino incontrare Keir Starmer dopo il vertice trilaterale con Emmanuel Macron e Friedrich Merz, ha ribadito il sostegno dei tre paesi chiave dell'Europa a Kiev, sia sul piano militare che in quello, più incerto, dei futuri negoziati. Una solidarietà, quella espressa a Downing Street, che si scontra però con la concretezza di scelte finanziarie complesse, sulle quali l'Unione Europea stenta a trovare un accordo unanime.
La pressione dei sette e l'impasse sugli asset russi
Proprio la questione degli asset russi immobilizzati, che doveva essere affrontata nel vertice di Londra, rimane il punto dolente. Una lettera congiunta di sette paesi membri – Estonia, Finlandia, Irlanda, Lettonia, Lituania, Polonia e Svezia – ha spinto la presidente della Commissione Ursula von der Leyen e il primo ministro belga a sostenere la proposta di un prestito di riparazione garantito da quei beni. Una mossa considerata "essenziale" da Bruxelles per il sostegno a lungo termine all'Ucraina, ma che incontra resistenze legali e politiche, in particolare dal Belgio, dove la maggior parte di questi fondi è congelata e che teme di dover sopportare da solo le eventuali conseguenze giuridiche. Un alto funzionario britannico, pur auspicando progressi rapidi, ha lasciato intendere che la soluzione, se mai arriverà, è probabilmente rinviata almeno al prossimo vertice europeo di dicembre.
Il coordinamento telefonico e il ruolo degli Stati Uniti
Nel quadro di questo affannoso coordinamento occidentale si inserisce la telefonata tra il presidente del Consiglio Giorgia Meloni e Zelensky. La premier italiana, denunciando gli attacchi indiscriminati contro i civili, ha rinnovato la solidarietà di Roma annunciando l'invio di forniture di emergenza per le infrastrutture energetiche colpite. Il colloquio, come riferito da Palazzo Chigi, ha toccato anche il delicato tema del negoziato per la pace, con Meloni che ha espresso sostegno all'impegno degli Stati Uniti nel cercare un percorso verso una soluzione giusta. Una posizione che, guardando a Washington, sembra trovare un inatteso riverbero da Mosca: il Cremlino, infatti, ha commentato che la strategia americana in Europa appare "in linea" con gli interessi russi e potrebbe garantire, nelle loro parole, un "lavoro costruttivo" sulla soluzione del conflitto.
Lo stallo negoziale e le linee rosse di Mosca
Questa apparente apertura, filtrata dalle dichiarazioni di un influente politologo vicino al Cremlino, si scontra però con la realtà di un negoziato che, come ammesso dalle stesse parti, vive un "momento critico". Gli osservatori sottolineano come esistano punti non negoziabili per Mosca, che di fatto delineano delle linee rosse ben precise e rendono qualsiasi discussione su una pace "giusta", secondo la definizione occidentale, estremamente complicata. Il sostegno finanziario e militare a Kiev, dunque, prosegue mentre la dimensione diplomatica arranca, divisa tra la necessità di mostrare unità e la difficoltà di tradurre i principi dichiarati in strumenti operativi concreti e condivisi da tutti gli alleati.




