Arvedi Ast, il caro energia mette a rischio produzione e occupazione

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il caro energia mette sotto pressione Arvedi Ast e apre un nuovo confronto sul futuro dello stabilimento siderurgico di Terni. L’amministratore delegato Dimitri Menecali ha definito insostenibili gli attuali costi energetici, collegandoli ai rischi per la continuità produttiva e per l’occupazione del sito umbro. Le dichiarazioni hanno provocato la reazione dei sindacati e delle istituzioni, con la richiesta di convocare il tavolo previsto presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy.

Il nodo dei costi energetici per la siderurgia ternana

Secondo le organizzazioni sindacali, l’allarme lanciato dalla dirigenza di Arvedi Ast conferma le preoccupazioni espresse da tempo sul settore siderurgico italiano e in particolare sull’impianto di Terni. Fim, Fiom e Uilm hanno sottolineato la necessità di affrontare il tema attraverso il confronto istituzionale previsto dall’Accordo di programma, sostenendo che il tavolo al Mimit è atteso da mesi.

La questione riguarda il divario dei costi dell’energia sostenuti dalle imprese siderurgiche italiane rispetto ai principali concorrenti europei. Per un comparto caratterizzato da consumi elettrici elevati, il prezzo dell’energia rappresenta un elemento centrale per la competitività industriale e per la capacità degli stabilimenti di mantenere livelli produttivi sostenibili.

L’allarme arriva in una fase delicata per la siderurgia nazionale, mentre resta aperta anche la discussione sul futuro dell’ex Ilva e sul progetto industriale di Piombino. I sindacati hanno collegato le difficoltà di Terni a un quadro più ampio nel quale diversi poli strategici dell’acciaio italiano affrontano problemi legati a investimenti, competitività e prospettive occupazionali.

Scontro tra governo e Regione Umbria sull’Accordo di programma

La richiesta di riaprire il confronto ha generato un botta e risposta tra Regione Umbria e governo sul ruolo delle istituzioni nella gestione dell’emergenza energetica. L’assessore regionale allo sviluppo economico Thomas De Luca ha sostenuto che l’attuale amministrazione regionale ha portato alla sottoscrizione dell’Accordo di programma dopo una situazione rimasta ferma per oltre due anni.

Dal governo è arrivata una replica con la precisazione che gli impegni attribuiti al Ministero delle Imprese e del Made in Italy nell’ambito dell’intesa sarebbero stati rispettati. L’esecutivo ha aggiunto che l’accordo sottoscritto non assegna al ministero un obbligo specifico sulla questione dei costi energetici, elemento che resta al centro del confronto politico e istituzionale.

La Regione ha però chiesto un’accelerazione della convocazione del tavolo di monitoraggio, indicando nell’Accordo di programma lo strumento per verificare gli impegni assunti da azienda e istituzioni sul futuro produttivo e occupazionale dello stabilimento ternano.

Arvedi Ast e il ruolo strategico dello stabilimento di Terni

Acciai Speciali Terni rappresenta uno dei principali siti italiani dedicati alla produzione di acciai speciali. Lo stabilimento è passato sotto il controllo del gruppo Arvedi nel 2022, dopo l’acquisizione dalla precedente proprietà tedesca, con un piano industriale che prevedeva investimenti e interventi per lo sviluppo del sito.

La guida dell’azienda è affidata a Dimitri Menecali, che ha assunto l’incarico di amministratore delegato nel 2023 dopo un percorso interno all’interno della società. La produzione ternana comprende acciai destinati a diversi settori industriali, rendendo il sito un punto rilevante nella filiera manifatturiera italiana.

Il confronto richiesto dalle parti riguarda ora l’applicazione dell’Accordo di programma e gli strumenti possibili per affrontare il peso dei costi energetici sull’attività industriale. Il tavolo al Ministero delle Imprese e del Made in Italy era stato convocato in precedenza anche per discutere le criticità operative dello stabilimento, comprese quelle legate all’energia.

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