Strigno, l'omicidio di Mauro Sbetta e la scena del crimine che interroga la Valsugana
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Redazione Interno
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Chi ha ucciso Mauro Sbetta, e per quale motivo, sono domande che risuonano con forza angosciante non solo tra le strade di Strigno, dove la notizia della tragedia si è diffusa rapidamente insieme all'arrivo dei mezzi di soccorso e delle forze dell'ordine, ma anche a Trento, città nella quale il sessantottenne aveva lavorato come magazziniere fino al pensionamento. La sua ultima apparizione in vita risale a sabato, mentre l'allarme per la sua scomparsa è scattato soltanto martedì sera, su iniziativa di un cugino che, non riuscendo a stabilire alcun contatto, ha deciso di avvisare le autorità. Un gesto, il suo, che ha purtroppo condotto alla scoperta di una scena tanto violenta da non lasciare adito a dubbi sulla natura dolosa della morte, spingendo gli investigatori ad aprire senza esitazione un fascicolo per omicidio.
Il quadro complesso dentro l'abitazione
All'interno della casa, che doveva essere un rifugio di tranquillità per il pensionato, i primi soccorritori e gli inquirenti si sono trovati di fronte a un quadro giudicato complesso e articolato, segnato da elementi che parlano di una dinamica aggressiva. Traccie di sangue sui muri, frammenti di vetro sparsi sul pavimento e una porta-finestra divelta hanno disegnato il perimetro di un'aggressione brutale, il cui epilogo si è consumato nel soggiorno dell'abitazione, dove il di Sbetta è stato rinvenuto esanime. La ricerca dell'arma o dell'oggetto contundente utilizzato per colpire la vittima, alla quale si attribuisce una ferita alla nuca, costituisce uno dei capisaldi delle indagini in corso, le quali procedono senza sosta per ricostruire ogni movimento e ogni dettaglio utile.
La testimonianza del cugino che ha dato l'allarme
«Ho lasciato entrare i carabinieri, ho intravisto il sangue, sono raggelato». Con queste parole, Marco Sbetta cerca di descrivere lo stordimento provato dopo aver accompagnato le forze dell'ordine a casa del congiunto, presagendo già che qualcosa di terribile fosse accaduto. Il suo istinto, che gli aveva suggerito come la prolungata mancanza di notizie non fosse normale, si è purtroppo rivelato fondato, trasformandolo nel primo testimone di una tragedia che si dice incapace di spiegare. Il suo racconto, fermo eppure segnato dall'incredulità, fornisce agli investigatori il punto di partenza temporale per iniziare a dipanare la matassa degli ultimi giorni di vita della vittima, dei suoi spostamenti e delle sue consuetudini.
Le indagini sulla pista omicidiaria
Mentre la macchina investigativa lavora per chiarire i contorni ancora opachi del delitto, l'attenzione si focalizza minuziosamente su ogni elemento rinvenuto sul posto, da quelli più evidenti come le impronte ematiche a quelli più sfuggenti che potrebbero condurre all'identificazione di un movente. La scena, per sua stessa conformazione, esclude l'ipotesi di una morte naturale o di un incidente, orientando tutte le energie verso la caccia a chi ha compiuto il gesto. Si tratta di un lavoro meticoloso, che scandaglia il passato e il presente della vittima senza tralasciare nulla, nella speranza che un particolare, apparentemente trascurabile, possa accendere una luce in grado di guidare gli inquirenti verso la soluzione del caso e, dunque, verso un nome.




