Djokovic batte Auger-Aliassime in cinque ore e vola in semifinale contro Sinner

Djokovic batte Auger-Aliassime in cinque ore e vola in semifinale contro Sinner
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Redazione Sport Redazione Sport   -   Novak Djokovic ha conquistato l'accesso alla semifinale di Wimbledon al termine di una battaglia epica contro Felix Auger-Aliassime, durata cinque ore e sedici minuti. Il serbo, visibilmente stanco ma sorridente al termine del match, ha commentato la vittoria con parole che sanno di impresa: "Come ho vinto? Con una racchetta e tanto cuore". Questi i momenti, ha aggiunto, per i quali continua a giocare a tennis, sottolineando come avrebbe preferito che fosse stata una finale, per non dover scendere in campo già venerdì per la semifinale.

Ora l'attenzione è tutta rivolta al recupero fisico e alla sfida che lo attende contro Jannik Sinner.

La sfida infinita contro Auger-Aliassime

Il match contro il canadese, numero tre del seeding e quattordici anni più giovane, si è risolto solo al super tie-break del quinto set con il punteggio di 7-6(10) 3-6 6-3 6-7(4) 7-6(4). Si tratta della seconda partita più lunga della carriera di Djokovic per durata, eguagliando la semifinale contro Nadal del 2018, sebbene quella si fosse giocata su due giorni per via del coprifuoco.

Per il serbo si tratta del cinquantesimo quinto set disputato in uno Slam e della quindicesima semifinale raggiunta ai Championships, un traguardo che conferma la straordinaria longevità del fuoriclasse di Belgrado. La partita è stata un alternarsi di colpi straordinari e momenti di altissima tensione, con entrambi i giocatori che hanno dato vita a scambi interminabili e a un tennis di altissimo livello.

L'attesa per la semifinale con Sinner

Venerdì, Djokovic affronterà Jannik Sinner in quella che si preannuncia come una delle semifinali più attese degli ultimi anni. Il parallelo con la semifinale degli Australian Open è inevitabile, anche se le condizioni e il momento di forma dei due tennisti sono profondamente diversi rispetto a quella occasione. Il serbo ha dimostrato ancora una volta di possedere una resilienza fuori dal comune, mentre Sinner si presenta all'appuntamento da numero uno del mondo e con un torneo fin qui giocato a livelli eccellenti.

La partita rappresenta un crocevia fondamentale per entrambi: per Djokovic, la possibilità di continuare a inseguire il suo venticinquesimo titolo del Grande Slam; per Sinner, l'occasione per dimostrare di aver definitivamente compiuto il salto di qualità nel panorama del tennis mondiale.

Le parole di Djokovic dopo la maratona

Al termine dell'incontro, Djokovic ha commentato con la consueta schiettezza lo sforzo profuso e le prospettive per il prosieguo del torneo. "Mi sarebbe piaciuto fosse una finale, perché non avrei dovuto giocare ancora. Vedremo come reagirà il mio corpo", ha dichiarato il serbo, evidenziando le incognite legate al recupero dopo una partita così dispendiosa dal punto di vista fisico ed emotivo.

Alla domanda sulla sua cinquantacinquesima semifinale in un torneo del Grande Slam, Djokovic ha risposto con la solita lucidità: "Guarderò i miei numeri alla fine della carriera, è soltanto un'altra semifinale". Una dichiarazione che cela la determinazione di chi non si accontenta dei traguardi raggiunti, ma guarda già avanti, verso l'ennesima sfida che lo aspetta.

Il duello generazionale sul prato del All England Club

La semifinale di Wimbledon si tinge di suggestioni shakespeariane, con Djokovic nei panni del vecchio re che non intende cedere lo scettro e Sinner in quelli del nuovo monarca, consapevole della propria forza ma apparentemente umile. Da un lato il tennista più vincente della storia, dall'altro il numero uno al mondo: un duello che va oltre il semplice risultato sportivo e che rappresenta il passaggio di consegne tra due epoche del tennis.

Per il serbo, il prato di Wimbledon è il giardino di casa, il palcoscenico dove ha costruito gran parte della sua leggenda, e non è disposto a lasciarlo senza combattere. Per Sinner, invece, l'occasione di scrivere una pagina indelebile della sua carriera, battere il suo idolo e idolo di tutti, nel torneo più prestigioso del mondo.

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