Scanzi e Sinner, il critico e il campione: quando la popolarità diventa bersaglio
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Andrea Scanzi, firma nota de Il Fatto Quotidiano, non ha mai nascosto il suo sguardo critico verso Jannik Sinner, e l’ultimo attacco – se così può definirsi – arriva in un articolo che mescola analisi e veleno. Non è la prima volta che il giornalista toscano prende di mira il tennista altoatesino, ma stavolta lo fa in un modo che ha sollevato più di un sopracciglio.
Il pretesto è la canzone Polvere e gloria, il brano di Andrea Bocelli al quale Sinner ha prestato la voce recitando alcuni versi in inglese, diventato immediatamente virale. Un’operazione artistica, certo, ma anche commerciale, e proprio qui si annida la critica di Scanzi. «Sinner è ovunque, testimonial di ottomila pubblicità. Ora pure l’orrida canzone con Bocelli», scrive, aggiungendo che «più si inflaziona e più sta sulle palle». Un giudizio netto, che non lascia spazio a mezze misure.
Il giornalista, che pure aveva difeso in passato il tennista dalle critiche dei tifosi di calcio approdati al tennis, sembra ora accusarlo di una «odiosissima bulimia» mediatica. Il rischio, secondo lui, è quello della saturazione: più Sinner si espone, più la sua immagine rischia di logorarsi. Un’osservazione che, al di là dei toni, solleva una questione reale: quanto può spingersi un atleta nella costruzione del proprio brand senza perdere autenticità?
Sinner, dal canto suo, è diventato il numero uno del mondo non solo per i risultati sul campo – 55 settimane in vetta alla classifica ATP – ma anche per la capacità di trascinare un intero paese dietro uno sport che fino a pochi anni fa interessava una nicchia. La sua popolarità, però, ha un prezzo: ogni mossa è sotto la lente, ogni collaborazione diventa materia di dibattito.




