La caduta di Assad e le accuse di Khamenei
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Redazione Esteri
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La caduta del regime di Bashar al-Assad in Siria, avvenuta tre giorni fa, ha scatenato una serie di reazioni a livello internazionale, tra cui quelle della Guida suprema dell'Iran, l'ayatollah Ali Khamenei. In un discorso trasmesso dalla televisione di Stato, Khamenei ha attribuito la responsabilità del crollo del governo siriano a un piano congiunto orchestrato dagli Stati Uniti e dal regime sionista, sottolineando come non ci dovrebbero essere dubbi sul coinvolgimento di questi due Paesi.
Khamenei ha inoltre fatto riferimento, seppur senza nominarla esplicitamente, alla Turchia, accusandola di aver giocato un ruolo evidente nella caduta di Assad. Tuttavia, ha ribadito che il principale cospiratore, la mente e il centro di comando di questa operazione, si trovano in America e in Israele.
Nonostante la perdita di un alleato storico come la Siria, Khamenei ha affermato che la caduta di Assad non indebolirà l'Iran. Secondo il leader supremo, immaginare che l'indebolimento della resistenza possa tradursi in un indebolimento dell'Iran islamico significa non comprendere il vero significato di resistenza.
Queste dichiarazioni arrivano in un momento di tensione crescente in Medio Oriente, dove l'Asse della Resistenza, guidato dagli ayatollah iraniani e comprendente gruppi come Hamas, Hezbollah e Houthi, continua a esercitare una forte influenza nella regione.




