Flotilla, gli attivisti pro-Gaza ai funerali di Khamenei: «Siamo con voi»

Flotilla, gli attivisti pro-Gaza ai funerali di Khamenei: «Siamo con voi»
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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Tre esponenti della cosiddetta Flotilla per Gaza hanno partecipato ai funerali di Stato della Guida Suprema iraniana, Ali Khamenei, suscitando non poche polemiche negli ambienti dell’attivismo internazionale. La presenza degli attivisti, immortalata in un video pubblicato sui social network e prontamente rilanciato dai media di Teheran, ha mostrato i rappresentanti del movimento impegnati in incontri e cerimonie istituzionali organizzate dal regime per celebrare l’ultimo saluto al defunto leader.

Tra i volti riconosciuti nelle immagini diffuse dalla Repubblica islamica figurano la brasiliana Lisi Proença e l’irlandese Tadhg Hickey, figure di spicco della Global Sumud Flotilla, la cui missione originaria era stata presentata come un’iniziativa umanitaria per infrangere il blocco navale imposto da Israele sulla Striscia di Gaza.

Il messaggio al popolo iraniano e la retorica contro l’Occidente

Proença, in un video pubblicato sul proprio profilo Instagram, ha rivolto un appello diretto ai sostenitori della Repubblica islamica, dichiarando che il cosiddetto Sud globale, una volta unito, sarà in grado di porre fine all’imperialismo americano. «Siamo qui per dire al popolo iraniano che siamo con voi. Diteci di cosa avete bisogno», ha affermato l’attivista, aggiungendo che l’Occidente si sarebbe seduto sull’ombra della fossa, traducendo in un’immagine forte la denuncia del tradimento occidentale verso le istanze del popolo iraniano.

Il messaggio, carico di una retorica anti-imperialista, è stato diffuso in concomitanza con le esequie di Khamenei, deceduto quattro mesi prima durante i primi raid statunitensi e israeliani che hanno segnato l’inizio della guerra in Iran, e ha subito acceso un dibattito sulla reale natura della missione della Flotilla e sulle sue implicazioni politiche.

Un funerale di Stato tra pellegrinaggio e adorazione del tiranno

Il regime iraniano ha allestito per Ali Khamenei quello che viene descritto come il più imponente funerale di Stato nella storia della Repubblica islamica, con celebrazioni iniziate il 4 luglio e protrattesi per sei giorni. Il feretro ha compiuto un lungo pellegrinaggio attraverso cinque tappe nelle città sante del Paese, fino alla sepoltura definitiva a Mashhad, trasformando l’evento in una vera e propria adorazione del defunto leader.

Le masse accorse per dare l’ultimo saluto alla Guida Suprema hanno offerto un’immagine che contrasta nettamente con le rivolte popolari dello scorso gennaio e con la sanguinosa repressione che ne era seguita, facendo emergere la distanza tra le aspettative di una rivolta di massa e la realtà di un regime che, nonostante le crisi, ha mantenuto saldo il controllo del territorio.

L’aspettativa che una sollevazione popolare potesse contribuire in modo decisivo al crollo del sistema teocratico è tramontata da mesi, eppure la partecipazione di attivisti stranieri a un evento di così marcato connotato politico ha riacceso l’attenzione sui legami tra i movimenti pro-Palestina e il governo di Teheran.

L’imbarazzo dei movimenti pro-Palestina

La presenza degli attivisti della Flotilla ai funerali di Khamenei ha generato un certo imbarazzo tra i movimenti pro-Palestina e tra i missionari che avevano sostenuto l’iniziativa navale verso Gaza, presentata come un gesto di sfida al blocco israeliano. Le immagini degli attivisti in ginocchio dinanzi agli ayatollah e la loro partecipazione a eventi organizzati attorno alle esequie hanno messo in luce una vicinanza che va oltre l’aiuto umanitario, alimentando le critiche di quanti vedono in questa alleanza una strumentalizzazione politica della causa palestinese.

La Flotilla, che era diventata il simbolo della resistenza civile contro l’assedio di Gaza, si trova ora a dover fare i conti con l’immagine dei suoi rappresentanti che rendono omaggio a un regime considerato da molti come uno dei principali oppressori del Medio Oriente, sollevando interrogativi sulla coerenza e sugli obiettivi reali del movimento.

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